A sinistra Virna Bolognesi, cooperante COOPI per un progetto sanitario in R.C.A. A destra Marina Di Lauro.
Esattamente un anno fa, COOPI, in partnership con Unicef, ha avviato un progetto di educazione d’emergenza a favore dei bambini sfollati della zona di Paoua, in Repubblica Centrafricana. Il progetto è volto a portare l’istruzione direttamente nei brousse, zone incolte dove la popolazione si è rifugiata per sfuggire alle violenze e alle razzie dei ribelli a seguito del colpo di Stato del maggio 2001.
Marina Di Lauro, coordinatrice COOPI di passaggio a Milano, ci racconta gli importanti risultati di un anno di intenso lavoro, che ha portato a scuola 32.522 bambini dai 6 agli 11 anni “inizialmente il progetto era rivolto agli evacuati dai villaggi, poi abbiamo ritenuto giusto allargarlo anche ai non sfollati. Da luglio 2007 al 29 febbraio 2008 sono state così aperte 104 nuove scuole: 34 nel brousse, 47 in villaggio e 23 in mattone”.
Secondo un censimento effettuato prima dell’inizio del progetto solo 4 scuole su 97 risultavano funzionanti. A causa delle sommosse interne il sistema educativo risultava praticamente fermo da quasi due anni “alcune comunità locali trasferitesi nella boscaglia avevano cercato di sopperire alla mancanza di scuole per i loro figli organizzandosi in maniera autonoma” racconta Marina “noi di COOPI abbiamo supportato fin dall’inizio la costituzione di queste scuole fornendo materiali e la formazione agli educatori”.
Tra gli obiettivi del progetto infatti troviamo: rifornire le scuole di materiale didattico, dare una consulenza alle APE (associazioni dei genitori degli alunni) nella gestione scolastica e contribuire alla formazione dei “maitres-parents”, maestri che a titolo volontario si occupano di fare lezione ai bambini “i maitres – parentes spesso non hanno una formazione specifica all’insegnamento. COOPI finanzia per loro dei corsi organizzati dal Ministero dell’Istruzione della Repubblica Centrafricana presso i Centri di Formazione Pedagogica”.
Marina ci spiega inoltre l’importanza di lasciare l’onere di dare una ricompensa ai maestri – genitori alle APE:“ le APE si occupano di amministrare autonomamente i materiali e i fondi (esiste un comitato per ogni scuola). Ci teniamo molto a non entrare troppo nel merito della loro gestione comunitaria, per non abituarli a dipendere dal nostro aiuto: la comunità deve infatti trovare da sola il modo di sostenere la scuola”
COOPI invece ha comprato le attrezzature di prima necessità e ha regolato la distribuzione di materiali scolastici: “abbiamo equipaggiato ciascuna scuola di stuoie, teloni di plastica e bidoni sterili in cui stoccare l’acqua presa al pozzo. Abbiamo consegnato 18.000 libri di testo e distribuito a tutte le sedi il kit Unicef ‘School in a box’ che contiene una lavagna, dei gessetti, un mappamondo, dei quaderni, penne, matite, squadre, righelli e altra cancelleria”.
Ogni giorno gli operatori COOPI si occupano di fare il giro delle scuole per controllare e garantire il normale svolgimento delle lezioni, vista la complessità di operare in un territorio in crisi: “la zona di intervento è piegata dalle guerre e dai frequenti conflitti tra ribelli e governo centrale. Oltre alle difficili condizioni ambientali, le principali criticità sono legate alla pericolosità dell’area: mentre con i ribelli e le truppe governative siamo riusciti a trovare una mediazione, con gli ‘Zaraguinas’, i banditi, non è stato possibile dialogare. In forma di gruppi armati, impediscono spesso l’accesso alle strutture e alle scuole e costituiscono una minaccia per gli operatori e la popolazione locale” Marina ricorda con preoccupazione il rapimento di un operatore COOPI a maggio del 2007 e la scomparsa di un’espatriata di Medici Senza Frontiere il mese successivo “tanto che avevamo pensato di sospendere il progetto”.
Invece non è stato così; anzi il progetto vede adesso un ulteriore sviluppo, prevedendo COOPI una sua evoluzione da progetto di emergenza a progetto di più lunga durata: “abbiamo lavorato per far fronte all’urgenza educativa, ma c’è ancora molto che si può fare: vogliamo rifornire le scuole di altri kit ricreativi, distribuire saponi e continuare l’opera di sensibilizzazione della popolazione locale nei confronti dell’educazione scolastica. Non solo: bisogna preparare i bambini per gli esami di fine anno!”.
L’entusiasmo e la collaborazione della popolazione locale spingono Marina e lo staff COOPI ad andare avanti, per gettare le fondamenta di un sistema scolastico solido e duraturo “perché, una volta concluso il progetto COOPI, camminino con le loro gambe”.




carino il kit “school in a box”.. i bambini in Italia avranno forse le cartelle pesanti, ma quelli centrafricani che stanno in brousse si portano addirittura la “scuola in una scatola”.. !
nico