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UNA MOSTRA DA SFOGLIARE

Novembre 2, 2009 · Lascia un Commento

051_SPAil 24 ottobre 2009 è stata inaugurata la mostra “Il disegno più lungo del mondo”. In tale occasione si è svolta una conferenza stampa e una tavola rotonda sul progetto  di COOPI - Cooperazione Internazionale, VIS – Volontari per lo sviluppo ed EOS - l’Ippogrifo Azzurro: un’iniziativa di educazione allo sviluppo nata per creare una rete tra alcune scuole, italiane e straniere, sul tema della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza – lo strumento normativo internazionale più importante e completo in materia. Ecco l’intervento, in tale occasione, dell’architetto Leo Guerra, curatore della mostra.

“Da bambino disegnavo anch’io. Per imitazione – mio padre faceva l’illustratore – mi piaceva cimentarmi con gli strumenti di quell’epoca: acquarelli francesi marca “Ecoline”, pennarelli alla benzina racchiusi in flaconi di vetro e dalla caratteristica punta tronca, pennelli di cinghiale dal nome aristocratico come di barone inglese d’Ottocento. Una passione ma anche una necessità che mi permetteva di esprimermi ancor prima di saper parlare. Bello. Eravamo negli anni ’70 e non c’erano computer in casa, cui qualche catastrofista odierno assegna preventivamente la colpa di condurre i bambini di domani verso l’analfabetismo grafico, una delle tante forme di analfabetismo di ritorno, il cui effetto principale sarebbe quello di impedire loro di esprimersi attraverso il disegno, se non nello stretto perimetro della simbologia convenzionale e digitale: il cuore, la freccia, la chiocciola di Internet e poco altro. Io non ci credo e per dimostrare che sono nel giusto mi viene in soccorso l’esito (prevedibile) ma sorprendente del progetto “Il disegno più lungo del mondo” che COOPI, in consorzio con altre due organizzazioni, ha intrapreso qualche anno fa pubblicando un bando di partecipazione esteso alle scuole italiane, a quelle del Perù, della Palestina e della Repubblica Centrafricana. L’esito, dicevo, ha preso forma in una cartelletta rigida, con gli spigoli rinforzati e le stringhe laterali, che ha custodito per un lungo viaggio, fino alle porte del mio ufficio, un plico di disegni di formato omogeneo fatti su cartoncino riciclato, ricchi di colore i cui autori hanno ricorso spesso alla tecnica mista, al polimaterico, allo smalto come agli oggetti di uso comune appiccicati col vinavil. Molti disegnati con la matita e colorati col pastello, qualcuno finito con l’“Ecoline” e con gli stessi pennelli di cinghiale che usavo io negli anni ’70. Una mole di materiale sorprendente, sia per le identità culturali che ne rivelano la provenienza che per le soluzioni espressive e tecniche che ne sostanziano l’esecuzione; una mole già raffinata però, per via dello scrupoloso lavoro di selezione  delle sorelle Luigia e Luciana Versolatti, fondatrici del museo del disegno infantile di Besana Brianza e grandi esperte italiane nell’interpretazione di questa forma d’arte e di metodo didattico insieme. Il loro sguardo è succeduto appena di un soffio a quello dei bambini che hanno realizzato i disegni nelle scuole alla periferia del mondo come al centro della Lombardia; per questo il materiale pubblicato in questo giornale è fresco, come appena fatto e per questo è importante che voi – lettori o spettatori – possiate sfogliarlo come fosse l’originale, stampato in carta da disegno e in un formato ampio, generoso, che vi imponga gesti altrettanto ampi e generosi nel coglierne i tratti, la struttura, le connessioni, i temi, le storie, i nomi…

Il concetto stesso di un catalogo in forma di giornale vuole amplificare l’effetto di freschezza e quotidianità del gesto: un giornale non si dimentica in una libreria polverosa; il giornale è un contenitore di cronaca e fatti che ci coinvolgono da vicino. Ecco perché il catalogo che accompagna la mostra è, in realtà, la mostra stessa, con la sua struttura leggera, agile, flessibile e itinerante. L’esposizione, analogamente a questo catalogo, si articola su grandi “fogli” agganciati ad esilissimi sostegni in grado di elevarla dal suolo, sino all’altezza ideale per la lettura da parte di un uomo in piedi. Un uomo, forse un visitatore, che abbiamo immaginato in transito, preso dai pensieri e poco disposto a soffermarsi per leggere o approfondire dei temi; visto così, affondato nel display del suo Blackberry o di qualche altra protesi digitale, difficilmente avrà voglia di avvicinarsi ad una di queste mostre “da sfogliare”. Ebbene sarà invece per noi un punto d’orgoglio il vederlo cadere nella rete, perdersi nel dedalo delle figure e dei titoli, vederlo tendere il volto in avanti, descrivendo un arco di cerchio fra il bacino e la punta del naso, per comprendere qualcosa, per mettere a fuoco una questione cui non aveva pensato. Allo stesso modo lo vedremo allontanarsi con la testa affondata in questo giornale “il catalogo da visitare”, estendendo la muscolatura delle braccia per voltare di pagina con lo sforzo di chi spalanca una finestra all’alba, davanti a un nuovo giorno. Lo faccia: gli farà bene”.

Leo Guerra

Architetto, designer della mostra


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