COOPI cerca volontari che vogliano unirsi al TEAM per I Grandi diritti dei Piccoli; un’iniziativa che racchiude attività di educazione allo sviluppo rivolte ai bambini delle Scuole Elementari e delle Scuole Medie.
Con I Grandi diritti dei Piccoli COOPI intende coinvolgere i più giovani nella costruzione di un mondo di uguali diritti e opportunità; attraverso un percorso di formazione e informazione sul tema dei diritti e un invito a un gesto concreto di solidarietà: il sostegno a distanza di un bambino del Sud del mondo che permette anche di creare un legame con un coetaneo, (continua…)
Jolanda Pupillo conduce “*Global Mail*”, sul network australiano SBS. Ha intervistato Morena Zucchelli, responsabile paese di COOPI, a Lima. L’intervista e’ andata in onda venerdi’ 26 giugno 2009 alle 18.00 (ora australiana).
Esmeraldas, Ecuador. Esmeraldas è una delle province più povere dell’Ecuador, si trova sulla costa nord del paese, al confine con la regione colombiana del Nariño. La popolazione è afrodiscendente, l’economia è prettamente rurale e piuttosto arretrata. AIDS, epidemie di dengue e malaria, alta mortalità infantile, inurbamento incontrollato, sfruttamento selvaggio delle risorse naturali, sono alcune delle principali piaghe di questo territorio.
Ecuador, Luca Salerno (COOPI) con alcuni beneficiari del progetto.
In quanto regione frontiera, Esmeraldas riceve un flusso continuo di richiedenti asilo colombiani, gente che fugge dalla propria terra a causa (continua…)
Il progetto di COOPI contro l’apartheid razziale in Ecuador
Il 20 marzo scorso, in occasione della Giornata Mondiale per l’eliminazione della discriminazione razziale, la popolazione Afro-ecuadoriana di Guayaquil è scesa nelle strade del centro-città per comporre un solenne e festoso corteo.
20 marzo 09, Guayaquil, Ecuador. In marcia con la popolazione nera.
Guayaquil, il cui nome per esteso è Santiago de Guayaquil, è una città dell’Ecuador affacciata sull’Oceano Pacifico. Una leggenda narra che (continua…)
tratto da "Ilaria", rivista della Cooperazione Italiana (aprile 2008)
A distanza di circa un anno riproponiamo questo speciale apparso sulla rivista “Ilaria”, che descrive bene i progetti di COOPI a sostegno delle donne vittime di violenza, con un’intervista a Elena Lucchetti, coordinatrice dei progetti psicosociali di COOPI in Rep. Dem. del Congo.
avvio del Master breve in “Tutela dei diritti umani e cooperazione internazionale”.
Avvio Master breve in “Tutela dei diritti umani e cooperazione internazionale”
COOPI, Cartagena, Colombia – Nell’ambito delle attività previste dal progetto “Master in Cooperazione internazionale allo sviluppo presso l’Università di San Bonaventura di Cartagena”, implementato da COOPI insieme a CISP e VIS e finanziato dal Ministero degli Esteri, l’Elacid (Escuela Latino Americana en Cooperación Internacional para el Desarrollo www.usbctg.edu.co/elacid) in collaborazione con (continua…)
Laura Canali lavora nel Nord Uganda con COOPI, nel Distretto di Oyam, all’interno di un programma per il supporto a donne e bambini vittime di violenze. Ci ha scritto alcuni giorni fa per raccontarci la storia di M.
In Uganda COOPI – Cooperazione Internazionale sta implementando nel Distretto di Oyam, nel Nord Uganda, la componente Sgbv (Sexual & Gender Based Violence) di un più ampio progetto di Reproductive Health, in partnership con CUAMM e con il finanziamento dell’Unione Europea.Il distretto di Oyam è un distretto di recente costituzione e le strutture amministrative sono ancora in fase di allestimento, soprattutto per problematiche inerenti la Sgbv. Le violenze di genere (prevalentemente su donne e bambini) sono purtroppo molto diffuse e in alcuni casi culturalmente “accettate”, alimentate dal contesto di violenza nella quale la popolazione è sempre stata costretta a vivere. Scopo di questo programma di SGBV è da un lato offrire alle vittime supporto psicologico e materiale, mettendole in contatto con i servizi utili presenti sul territorio, in primis le strutture sanitarie, e dall’altro di sensibilizzare la gente sul problema del SGBV e delle sue conseguenze sulla comunità stessa.
Sogni d’Oro piccola M.
di Laura Canali.
Si chiama M., ha 2 anni e mezzo e viene dalla zona settentrionale del distretto di Oyam, nel Nord Uganda. Scende dall’enorme Land Cruiser Toyota con cui è stata portata all’Aber Hospital. Scende da sola, con un salto, sotto lo sguardo vigile del (continua…)
L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR, in inglese) è l’agenzia delle Nazioni Unite specializzata nella gestione dei rifugiati, che fornisce loro protezione internazionale, assistenza materiale e persegue soluzioni durevoli alla loro drammatica condizione.
A inizio luglio, UNHCR in Ecuador ha promosso una due giorni di consultazioni nazionali con i rifugiati e con le organizzazioni che lavorano per loro, allo scopo di strutturare un piano d’azione biennale volto ad affrontare le principali sfide che riguardano i rifugiati e le comunità locali.
Anche COOPI ha preso parte alla Consulta, attraverso i propri rappresentanti nel paese, come conferma Benedetta Botta, coordinatrice del progetto di integrazione dei rifugiati in Ecuador. “COOPI ha partecipato a tutte le fasi del processo”, spiega.“In quanto soci di UNHCR, siamo infatti partecipi della definizione di strategie e siamo stati consultati a livello locale per la definizione di carenze e problematiche”. COOPI è presente dal 2006 nel nord del paese, in prossimità della cittadina Lago Agrio, con un importante progetto finanziato proprio da UNHCR, volto all’accoglienza e all’inserimento nel paese dei profughi colombiani che abbandonano i propri villaggi a causa (continua…)
In occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato del 20 giugno Benedetta Botta (nella foto)ci parla delle tensioni vissute lungo la frontiera Colombia-Ecuador e del progetto di COOPI per l’assistenza e l’integrazione dei rifugiati colombiani in territorio ecuadoriano.
1 marzo 2008.
Angostura,
provincia di Sucumbíos, Ecuador, frontiera con la Colombia.
Raúl Reyes, il Numero 2 delle FARC colombiane, con altre 21 persone, resta vittima di un bombardamento delle Forze Aeree Colombiane in territorio ecuatoriano. Si scatena una forte crisi diplomatica tra Ecuador e Colombia, fomentata da prese di posizione di vari Stati latinoamericani.
“È un evento unico, mai successo”.
25 maggio 2008.
Barranca Bermeja (nella foto),
provincia di Sucumbíos, Ecuador, frontiera con la Colombia.
4 famiglie della comunitá sono maltrattate e torturate da un operativo dell’esercito nazionale colombiano, 3 capifamiglia vengono portati dall’altro lato del fiume. Non faranno ritorno. Tra essi, un “richiedente asilo” e un rifugiato. Una famiglia viene graziata. Gli abitanti della comunità sanno che non è finita cosí, e lasciano le loro case, addentrandosi nella selva. C’è una dichiarazione del Ministro degli Esteri ecuatoriano che ha (poco) riflesso a livello nazionale.
“È un evento come tanti, succede spesso”.
30 maggio 2008.
Puerto Nuevo,
provincia di Sucumbíos, Ecuador, frontiera con la Colombia.
Chiedo spiegazioni ai militari ecuatoriani delle perquisizioni al veicolo del progetto ogni volta che passiamo, all’andata e al ritorno, da questa barriera di controllo ubicata a 20 km dalla comunità di frontiera dove lavoriamo. “Signorina, è per verificare che tutto sia uguale e sotto controllo, quando lei ritornerá nel Paese”.
“È una frase come tante, lo pensano sempre”.
Il conflitto interno colombiano dura ormai da 40 anni. Se a livello internazionale si rassicura sul buon andamento della situazione, la realtá è molto lontana dall’offrire segnali favorevoli.
Lo storico controllo della guerriglia delle FARC nel Sud della Colombia (Province di Nariño e Putumayo) è stato progressivamente scalzato dalla politica aggressiva del Governo colombiano di Uribe, che ha abbandonato la linea delle negoziazioni optando per l’intervento militare. La pressione sulla popolazione locale, giá forte in precedenza, si complica per la presenza di diversi gruppi armati (guerriglieri, paramilitari, esercito regolare colombiano), che lottano per il controllo del territorio e soprattutto delle risorse e dei traffici a esso relazionati. Per una famiglia di campesinos questa situazione diventa un costante rischio: appoggiare in qualunque modo, solo perchè non si hanno altre possibilitá, uno di questi gruppi, significa identificarsi ed esporsi di fronte agli altri. E interferire nell’interesse di una delle parti, implica scontrarsi con un apparato militare estremamente repressivo.
Ecuador, beneficiari di una delle comunità sostenute da COOPI.
Molte volte l’unica via per sfuggire a minacce, torture o morte è attraversare i fiumi che costituiscono la frontiera naturale tra la Colombia e il vicino Ecuador.
Tra il 2000 e il 2007 si sono registrate in Ecuador 54.483 richiestedi asilo, ma si stima che lungo la frontiera Nord vi siano 58.836 persone che, per differenti ragioni – principalmente il timore di
Pubblichiamo di seguito l’intervista rilasciata ad Agimondo.it da Ian Clifton Everst, coordinatore dei programmi psico-sociali di COOPI a favore dei bambini ex combattenti.
Oltre a lavorare con COOPI, Ian insegna alla Guildhall University di Londra e ha un’esperienza decennale in tema di coinvolgimento dei minori nei conflitti armati, basato sullo studio di casi in Sierra Leone, Nord Uganda e Repubblica Democratica del Congo.
Per leggere l’intero servizio di Agimondo.org, dedicato a COOPI e ai suoi programmi per il reinserimento dei bambini ex-soldato in Rep. Dem. del Congo, clicca qui.
Di cosa ha più bisogno una bambina o un bambino appena uscito dalle fila dei ribelli?
I problemi da affrontare sono molto diversi per i ragazzi e le ragazze. Coopi si è recentemente specializzata nel reinserimento di bambine coinvolte in conflitti. Molte di loro hanno problemi di salute, altre devono affrontare gravidanze indesiderate. Quello che ci impegniamo a fare, dopo le cure sanitarie, è sostenere con particolare attenzione il processo di reinserimento nella famiglia. Un percorso difficile e complesso, perché le ragazze che hanno subito violenze e quelle che tornano con una gravidanza o un figlio non sono più considerate come le altre. Una bambina abusata non ha più lo stesso ‘valore’ per la comunità e difficilmente potrà prendere marito e formare una famiglia. Questo ‘disonore’ è molto sentito in Nord Uganda e in Congo orientale, meno in Sierra Leone, dove comunque rappresenta sempre un grande problema.
Come favorite il reinserimento?
Innanzitutto cerchiamo di rendere i bambini produttivi e quindi economicamente utili alle famiglie. Questo facilita l’accoglienza. Poi iniziamo un percorso di sensibilizzazione dei genitori, oltre che degli altri membri della comunità e del villaggio, cercando di spiegare che i ragazzi sono stati le prime vittime del dramma subito dalla comunità: razzie, aggressioni, stupri, omicidi. Inoltre, parliamo agli adulti delle sofferenze subite dai piccoli al fronte e dei diritti che sono stati loro negati e che tuttora posseggono.
C’è il rischio che gli ex combattenti tornino violenti?
Quasi tutti i ragazzi tendono a perdere il rispetto per l’autorità familiare. In teoria possono anche essere pericolosi, ma non conosciamo troppi casi in cui siano stati violenti con membri della propria famiglia. Anche se è capitato che un ragazzo se la sia presa con il nostro staff, ad esempio. Un serio problema rispetto al reale recupero dal trauma è rappresentato comunque dal fatto che
L’Ambasciatore francese in Bolivia, Alain Fouquet, consegna a Michele Falaschi (coordinatore dei progetti COOPI in Bolivia), il Premio per la difesa dei diritti umani.
Lo scorso 12 febbraio COOPI é stata premiata a La Paz per la sua opera in difesa dei diritti umani in Bolivia, ricevendo una Menzione Speciale nell’ambito del “Prix des droits de l’homme de la République Française – 2007” della Commission Nationale Consultative des Droits de l’Homme.
Le foto che seguono sono state scattate durante le attività del progetto di COOPI in Nord Uganda per il reinserimento degli ex-bambini soldato e delle giovani mamme nelle loro comunità di origine.
Il progetto è stato co-finanziato dall’Agenzia per lo Sviluppo austriaca e da COOPI. In 20 anni di guerra e instabilità è stato stimato che circa 25.000 bambini siano stati rapiti dai ribelli dell’LRA (Lord Resistance Army) e impiegati come schiavi, soldati o spose forzate.
Marco Ferloni (bianco, al centro) – coordinatore dei progetti COOPI in Uganda – insieme a Efrem Fumagalli (bianco, a destra) – responsabile dei progetti COOPI per l’Uganda, a Milano – con lo staff del Centro COOPI a Oyam, in Uganda, che si occupa degli interventi di prevenzione e supporto alle donne vittime di violenza.
Il Reception Center di Pader, gestito dalla CCF – Christian Counseling Fellowship, ha lavorato con COOPI per facilitare la riconciliazione fra l’esperienza di convivenza forzata degli ex-bambini soldato nel “bush” (“foreste”) e il ritorno nelle loro comunità d’origine, fra la società civile.
Gaia Vianello lavora da agosto scorso come volontaria di COOPI in Marocco. Collabora al progetto Albamar, che mira a favorire il rientro nel tessuto sociale, civile ed economico degli emigrati sia in Marocco, nella regione Tadla-Azilal e Chaouia-Ouardigha, sia in Albania.
Gaia si è concentrata in modo particolare su un progetto riguardante le donne ed ha potuto condurre una ricerca molto dettagliata. Ce la mette volentieri a disposizione in termini molto semplici, testimoniando quanto è difficile “tornare indietro”, specie per le donne.
“Hafza lavora nel negozio d’alimentari di famiglia a Beni Mellal. Ha sedici anni ed è tornata un anno fa in Marocco, dopo aver vissuto per tredici anni a Faenza: “Mio padre voleva tornare a casa, aveva nostalgia del suo paese. Io invece sono cresciuta lì e volevo continuare il liceo. Così l’ho convinto a lasciarmi con mia sorella, mentre lui e mia madre e mio fratello(continua…)
COOPI - Cooperazione Internazionale è un'organizzazione non governativa italiana laica e indipendente fondata nel 1965. In più di 40 anni di lavoro abbiamo realizzato oltre 700 progetti di sviluppo e interventi di emergenza in 50 paesi nel Sud del mondo, coinvolgendo 50 mila operatori locali e assicurando un beneficio diretto a 60 milioni di persone.
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