Tiziana Vicario al fianco di Antonio Guterres, Alto Commissario della Nazioni Unite per i Rifugiati, in visita alla frontiera Ecuador-Colombia.
“È difficile fare il cooperante, ma se ci metti l’animo ti ripaga di tutto, ti rende davvero felice”. Lo sa bene Tiziana Vicario, 30 anni, cooperante dell’organizzazione non governativa COOPI – Cooperazione internazionale, che da tre anni vive in Ecuador. Dopo essersi laureata in Scienze diplomatiche e internazionali all’università di Forlì, è partita (continua…)
Ovvero cosa bolle in pentola per arginare i danni provocati dalle alluvioni in Malawi, e perché l’arrivo della suocera a casa propria è come un nubifragio.
L’articolo che segue è tratto dalla newsletter di ECHO (Dipartimento di Aiuto Umanitario della Commisione Europea). English version of this post below italian version.
Per un abitante del distretto di Salima non è inusuale vedere la propria casa invasa dall’acqua e le proprie colture trascinate dalle correnti nel letto del fiume, in seguito alle pesanti piogge che (continua…)
L’articolo che segue è tratto dalla newsletter di ECHO (Dipartimento di Aiuto Umanitario della Commisione Europea).
English version of this post below italian version.
L’esperienza di ERIC.
Eric Malunje discute del silo con Ulemu Zaindi, dello staff di COOPI Malawi.
Dal gennaio 2008 Eric Malunje, 32 anni, è Presidente del Comitato di Protezione Civile (CPC) del Kasache che opera sotto l’Autorità Tradizionale di Msosa, in Malawi. Da allora il sig. Malunje è stato molto occupato a rappresentare e servire la sua comunità. Il difficile lavoro etico e l’entusiasmo nell’affrontare l’emergenza e l’assistenza nel momento delle calamità, hanno conferito a Eric una reputazione tale da (continua…)
Con il modello unico o la scheda integrativa del Cud si ha tempo fino al 31 luglio per firmare contro la fame e la povertà, per l’istruzione e la tutela dei diritti umani nel Sud del mondo.
Chi ne beneficerà saranno uomini, donne e soprattutto bambini che vivono nei Paesi più poveri del mondo dove siamo (continua…)
Coopi lancia un appello speciale per sostenere la popolazione vittima del conflitto
Milano, 8 gennaio ‘09 – La popolazione di Gaza è ormai allo stremo. Dopo 12 giorni di bombardamenti mancano quasi tutti i generi di prima necessità, dal cibo all’acqua potabile, e gli ospedali sono al limite. Coopi – Cooperazione Internazionale, che prima dello scoppio del conflitto era presente nella Striscia con due progetti, ha dovuto sospendere le proprie attività. Per continuare ad assistere la popolazione civile, Coopi ha quindi deciso di lanciare l’appello “Emergenza Gaza”, per raccogliere fondi per acquistare cibo e altri beni di prima necessità da distribuire alla popolazione non appena la situazione lo consentirà.
“Non c’è cibo, né gas, né petrolio – spiega Jerome Socie, coordinatore dei progetti Coopi in Palestina, in questo momento (continua…)
di Emiliano Olivero, operatore COOPI nella Striscia di Gaza.
29 novembre 2008, Giornata Mondiale di Solidarietà con il Popolo palestinese.
Gaza, Palestina, beneficiario del progetto COOPI con il suo destriero
Se vi capitasse di trovarvi verso le cinque e trenta del mattino nei pressi del mercato centrale di Gaza City probabilmente potreste incontrare Mohammed, Tareq o Ismail con i loro inseparabili compagni di lavoro e un carretto intenti a raccogliere le immondizie lasciate dalla sera prima davanti ai negozi ancora chiusi. Lavorano in coppia. Uno raccoglie con ramazza e badile i rifiuti e li getta sul carro. L’altro tira il carro.
Il requisito fondamentale, infatti, per accedere a questo posto di lavoro e’ di essere in due. Uno deve essere maggiorenne, disoccupato e possibilmente con una famiglia numerosa da mantenere. L’altro deve essere un asino o un cavallo.
E’ infatti questo il progetto che COOPI sta implementando nella Municipalita’ di Gaza da agosto 2008. 150 lavoratori con i loro (continua…)
AGGIORNAMENTI SULLA SITUAZIONE IN NORD KIVU SONO DISPONIBILI SU WWW.COOPI.ORG
1 milione di persone in fuga, di cui 250 mila negli ultimi 2 mesi.
Lo staff di COOPI è a Goma, nel Nord Kivu, con progetti medico-nutrizionali d’urgenza a favore degli sfollati.
La cura della malnutrizione, soprattutto dei bambini, è la nostra priorità.
Abbiamo bisogno del tuo aiuto per garantire subito cure e assistenza alla popolazione vittima del conflitto in Nord Kivu – Rep. Dem. del Congo.
Una settimana con gli operatori di Coopi nella striscia
striscia di Gaza, Territori Occupati palestinesi.
Emanuela Zuccalà è giornalista di Io Donna.
Lo scorso maggio si è recata nei Territori Occupati palestinesi, accompagnata dal fotografo Riccardo Venturi, per realizzare un servizio nella striscia di Gaza.
Qui ha incontrato lo staff di COOPI – impegnato nei progetti di “Cash-for-work” e sostegno economico alla popolazione palestinese, finanziati da ECHO (Servizio Umanitario della Commissione Europea) – e conosciuto alcuni dei nostri beneficiari. Operatori umanitari, capi famiglia e giovani donne, le cui storie sono raccontate di seguito, nell’articolo che Emanuela ha realizzato per COOPI. Le foto sono di Riccardo Venturi.
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Stamattina anche gli operatori della Croce Rossa e dell’Onu sono costretti ad attraversare a piedi il confine di Erez, percorrendo sotto il sole la terra di nessuno costeggiata da macerie, che s’infila nel tunnel sventrato: qualche giorno fa un uomo si è lanciato contro queste alte mura a bordo di (continua…)
Le ong salutano la liberazione degli ostaggi ma temono per la crescente militarizzazione del conflitto che aggraverebbe la già precaria situazione di poveri e sfollati.
Dalle parole di Piero Brunod, responsabile per la Colombia di Coopi, un quadro della realtà colombiana, a partire dai possibili sviluppi del dopo-liberazione di Ingrid Betancourt e dei 14 ostaggi in mano alle Farc, fino ai problemi affrontati dalle ong e dai nodi ancora irrisolti che affliggono il Paese sudamericano.
Quale la vostra reazione di fronte alla notizia dell’operazione che ha liberato la Betancourt? Grande soddisfazione e gioia per la liberazione di Ingrid e degli altri ostaggi, anche se ci preoccupano le modalità con cui è avvenuta, (continua…)
In occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato del 20 giugno Benedetta Botta (nella foto)ci parla delle tensioni vissute lungo la frontiera Colombia-Ecuador e del progetto di COOPI per l’assistenza e l’integrazione dei rifugiati colombiani in territorio ecuadoriano.
1 marzo 2008.
Angostura,
provincia di Sucumbíos, Ecuador, frontiera con la Colombia.
Raúl Reyes, il Numero 2 delle FARC colombiane, con altre 21 persone, resta vittima di un bombardamento delle Forze Aeree Colombiane in territorio ecuatoriano. Si scatena una forte crisi diplomatica tra Ecuador e Colombia, fomentata da prese di posizione di vari Stati latinoamericani.
“È un evento unico, mai successo”.
25 maggio 2008.
Barranca Bermeja (nella foto),
provincia di Sucumbíos, Ecuador, frontiera con la Colombia.
4 famiglie della comunitá sono maltrattate e torturate da un operativo dell’esercito nazionale colombiano, 3 capifamiglia vengono portati dall’altro lato del fiume. Non faranno ritorno. Tra essi, un “richiedente asilo” e un rifugiato. Una famiglia viene graziata. Gli abitanti della comunità sanno che non è finita cosí, e lasciano le loro case, addentrandosi nella selva. C’è una dichiarazione del Ministro degli Esteri ecuatoriano che ha (poco) riflesso a livello nazionale.
“È un evento come tanti, succede spesso”.
30 maggio 2008.
Puerto Nuevo,
provincia di Sucumbíos, Ecuador, frontiera con la Colombia.
Chiedo spiegazioni ai militari ecuatoriani delle perquisizioni al veicolo del progetto ogni volta che passiamo, all’andata e al ritorno, da questa barriera di controllo ubicata a 20 km dalla comunità di frontiera dove lavoriamo. “Signorina, è per verificare che tutto sia uguale e sotto controllo, quando lei ritornerá nel Paese”.
“È una frase come tante, lo pensano sempre”.
Il conflitto interno colombiano dura ormai da 40 anni. Se a livello internazionale si rassicura sul buon andamento della situazione, la realtá è molto lontana dall’offrire segnali favorevoli.
Lo storico controllo della guerriglia delle FARC nel Sud della Colombia (Province di Nariño e Putumayo) è stato progressivamente scalzato dalla politica aggressiva del Governo colombiano di Uribe, che ha abbandonato la linea delle negoziazioni optando per l’intervento militare. La pressione sulla popolazione locale, giá forte in precedenza, si complica per la presenza di diversi gruppi armati (guerriglieri, paramilitari, esercito regolare colombiano), che lottano per il controllo del territorio e soprattutto delle risorse e dei traffici a esso relazionati. Per una famiglia di campesinos questa situazione diventa un costante rischio: appoggiare in qualunque modo, solo perchè non si hanno altre possibilitá, uno di questi gruppi, significa identificarsi ed esporsi di fronte agli altri. E interferire nell’interesse di una delle parti, implica scontrarsi con un apparato militare estremamente repressivo.
Ecuador, beneficiari di una delle comunità sostenute da COOPI.
Molte volte l’unica via per sfuggire a minacce, torture o morte è attraversare i fiumi che costituiscono la frontiera naturale tra la Colombia e il vicino Ecuador.
Tra il 2000 e il 2007 si sono registrate in Ecuador 54.483 richiestedi asilo, ma si stima che lungo la frontiera Nord vi siano 58.836 persone che, per differenti ragioni – principalmente il timore di
La situazione in Ciad è diventata nuovamente complicata. Ieri (14 giugno, ndr) i ribelli hanno avuto uno scontro con l’esercito ciadiano a Goz Beida. Sono entrati nella nostra base, hanno rubato la maggior parte dei nostri veicoli, delle nostre radio e telefoni. Fortunatamente, non hanno toccato gli espatriati (7) o il nostro personale locale. Sono entrati anche presso la GTZ, l’UNHCR e le altre organizzazioni. (continua…)
ITALIA AIUTA subito attiva dopo il ciclone in Birmania
Milano, 6 maggio 2008 – Oltre 15.000 morti, 30.000 dispersi e centinaia di migliaia di persone senza riparo e senza acqua potabile: questi i disastrosi effetti del ciclone Nargis, che si è abbattuto tra sabato 3 e domenica 4 maggio sul Myanmar (ex Birmania).
Il Comitato ITALIA AIUTA si è immediatamente mobilitato per prestare un primo soccorso alle popolazioni colpite, distribuendo pastiglie disinfettanti per l’acqua, utensili, kit igienico-sanitari e allestimento di rifugi temporanei.
“La situazione nella capitale Yangon (ex Rangoon) è grave: mancano elettricità e acqua potabile, le linee telefoniche non funzionano, tutte le vie di comunicazione sono interrotte da tronchi e macerie” testimonia Silvia Facchinello, responsabile dei progetti Cesvi in ex-Birmania. E continua: “Il Sud del paese è stato duramente colpito. Nella zona di Laputta un villaggio è stato completamente spazzato via e circa 10.000 persone sono ferite, senza casa o scomparse.”
Le priorità sono la purificazione dell’acqua, che si sta rapidamente contaminando per la presenza di detriti e di animali morti, e il rifornimento di medicinali agli ospedali. “Dobbiamo intervenire subito: la popolazione birmana è già a rischio di epidemie e non possiamo aspettare che la situazione precipiti ulteriormente” dichiara Maurizio Carrara, presidente di ITALIA AIUTA.
ITALIA AIUTA sta fronteggiando la prima emergenza, ma ha bisogno di ulteriori fondi per poter continuare e ampliare l’intervento di soccorso ad altri settori.
Per sostenere ITALIA AIUTA nelle operazioni di soccorso alla popolazione birmana:
- sito www.italiaiuta.org tramite Pay Pal
- c/c bancario presso Banca popolare Etica (codice IBAN IT69 J050 1801 6000 0000 0513 200) intestato a ITALIA AIUTA, causale “SOS Birmania”
- c/c postale n. 61106415 intestato a ITALIA AIUTA, causale “SOS Birmania” —————————————————————— ITALIA AIUTA – Comitato Emergenze ONLUS, è un coordinamento formato dalle Organizzazioni Non Governative Cesvi, Cisp, Coopi, Cosv, Intersos e Movimondo, e dal settimanale VITA.
Andrea Burelli, coordinatore dei progetti di COOPI in Ciad, negli uffici di COOPI Milano.
Abbiamo incontrato nella sede centrale di COOPI Milano Andrea Burelli, coordinatore dei progetti COOPI in Ciad.
Una lunga chiacchierata con Andrea ci riporta agli scontri del 2-3 febbraio scorso avvenuti nella capitale N’Djamena, fra ribelli provenienti dall’Est del Paese ed esercito ciadiano. Un tentativo – non riuscito – di rovesciare il governo del Presidente in carica Deby, che ha segnato profondamente la città.
Una delle principali strade di N’Djamena dopo il week-end di scontri del 2-3 febbraio. A destra un albero spezzato da un’esplosione; a sinistra una bandiera COOPI sventola dalla jeep del nostro staff (foto Andrea Burelli).
“Operativamente, l’ “état d’urgence” – “stato d’emergenza” – è rimasto in vigore fino a metà marzo: coprifuoco la sera, divieto di assembramenti, poteri speciali alle forze di polizia, censura degli organi d’informazione. Una volta esaurita l’emergenza in città, siamo comunque rimasti isolati telefonicamente con l’Est (dove COOPI assiste oltre 100.000 rifugiati e sfollati) fino alla fine del mese, per cui si comunicava solo tramite thuraya (cellulari satellitari)”, racconta Andrea
Ci mostra alcune fotografie scattate negli uffici COOPI ad N’Djamena (continua…)
A sinistra Virna Bolognesi, cooperante COOPI per un progetto sanitario in R.C.A. A destra Marina Di Lauro.
Esattamente un anno fa, COOPI, in partnership con Unicef, ha avviato un progetto di educazione d’emergenza a favore dei bambini sfollati della zona di Paoua, in Repubblica Centrafricana. Il progetto è volto a portare l’istruzione direttamente nei brousse, zone incolte dove la popolazione si è rifugiata per sfuggire alle violenze e alle razzie dei ribelli a seguito del colpo di Stato del maggio 2001.
Marina Di Lauro, coordinatrice COOPI di passaggio a Milano, ci racconta gli importanti risultati di un anno di intenso lavoro, che ha portato a scuola 32.522bambini dai 6 agli 11 anni “inizialmente il progetto era rivolto agli evacuati dai villaggi, poi abbiamo ritenuto giusto allargarlo anche ai non sfollati. Da luglio 2007 al 29 febbraio 2008 sono state così aperte 104 nuove scuole: 34 nel brousse, 47 in villaggio e 23 in mattone”.
Secondo un censimento effettuato prima dell’inizio del progetto solo 4 (continua…)
Tra le emergenze sconosciute ai più, figura quella che sta mettendo in ginocchio lo Stato dell’Ecuador. Ce la descrive Uberto Pedeferri, che come coordinatore dei progetti di COOPI in Ecuador sta offrendo soccorso alla popolazione, grazie al finanziamento della Direzione generale per l’Aiuto umanitario della Commissione europea (ECHO).
“La stagione delle piogge in Ecuador continua, prolungando un’emergenza che è già di difficile gestione da più di un mese e mezzo: il governo dell’Ecuador ha stanziato 35 milioni di dollari per far fronte a tale crisi, ma tale somma sembra perdersi in percorsi burocratici senza uscita, lasciando migliaia di famiglie di 13 (su 24) provincias (regioni) del paese letteralmente immerse in una situazione drammatica che sembra non aver mai fine. (continua…)
COOPI - Cooperazione Internazionale è un'organizzazione non governativa italiana laica e indipendente fondata nel 1965. In più di 40 anni di lavoro abbiamo realizzato oltre 700 progetti di sviluppo e interventi di emergenza in 50 paesi nel Sud del mondo, coinvolgendo 50 mila operatori locali e assicurando un beneficio diretto a 60 milioni di persone.
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