L’IMPEGNO DI COOPI NELL’EST DELLA REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO.
testo di Raffaele Masto, giornalista di Radio Popolare.
foto di Livio Senigalliesi per COOPI.
ZENGO / ITURI / RDC COME OGNI GIORNO LE DONNE DEI VILLAGGI RURALI SI SOBBARCANO L'ONERE DEI LAVORI PIU' GRAVOSI: LA RICERCA DELL'ACQUA, LA COLTIVAZIONE DEI CAMPI, LA RACCOLTA DELLA LEGNA, CUCINANO E ACCUDISCONO LA PROLE. A TUTTO QUESTO SI SOMMANO VIOLENZE E SOPPRUSI IN FAMIGLIA O A CAUSA DI GRUPPI ARMATI. A QUESTE DONNE ECCEZIONALI E COSI' PROVATE DALLA VITA, COOPI DEDICA PROGETTI DI ASSISTENZA E PROTEZIONE. FOTO LIVIO SENIGALLIESI PER COOPI.
La pista è una cicatrice marrone che fende una savana lussureggiante che avvolge a perdita d’occhio colline punteggiate da macchie di foresta. Per un agronomo questi territorio sarebbero (continua…)
Dal 15 agosto al primo settembre 2009, padre Barbieri – fondatore e presidente di COOPI – Cooperazione Internazionale, è andato in missione in Ruanda e nella Repubblica Democratica del Congo. Lì ha realizzato dei progetti che sostiene direttamente, senza finanziamenti esterni. (continua…)
Insieme a padre Barbieri il 15 agosto 2009 è partita la sua assistente Luisa Azzolini, che ci rilascia la seguente testimonianza: un commosso racconto e un sentito ringraziamento per un’esperienza di vita e di cooperazione molto importante.
Questo breve video è stato girato da Giacomo Franceschini ed Elisabetta Maccone, operatori di COOPI tornati da pochi giorni da una missione in Repubblica Democratica del Congo.
Le immagini raccontano la quotidianità dei villaggi attorno Goma, capoluogo della regione del Nord Kivu (Est Congo, al confine con Rwanda) che ha vissuto momenti (continua…)
E’ il peso che Bruno Clerici perse durante la sua prima esperienza sul campo con COOPI, in qualità di logista e capobase a Bosobolo, nel Nord della Repubblica Democratica del Congo, al confine con il Centrafrica.
Bruno Clerici, negli uffici di COOPI Milano.
Era il febbraio 2003 e Bruno, che è passato a trovarci negli ufficio di COOPI Milano ieri, seguiva un progetto di COOPI per migliorare (continua…)
tratto da "Ilaria", rivista della Cooperazione Italiana (aprile 2008)
A distanza di circa un anno riproponiamo questo speciale apparso sulla rivista “Ilaria”, che descrive bene i progetti di COOPI a sostegno delle donne vittime di violenza, con un’intervista a Elena Lucchetti, coordinatrice dei progetti psicosociali di COOPI in Rep. Dem. del Congo.
Africa, cercatori di diamanti passano dai carati alle carote
EcoWorldly – San Francisco, Stati Uniti.
Come afferma un educatore di COOPI, oggi l’80% dei giovani in Sierra Leone sceglierebbe probabilmente di lavorare (continua…)
AGGIORNAMENTI SULLA SITUAZIONE IN NORD KIVU SONO DISPONIBILI SU WWW.COOPI.ORG
1 milione di persone in fuga, di cui 250 mila negli ultimi 2 mesi.
Lo staff di COOPI è a Goma, nel Nord Kivu, con progetti medico-nutrizionali d’urgenza a favore degli sfollati.
La cura della malnutrizione, soprattutto dei bambini, è la nostra priorità.
Abbiamo bisogno del tuo aiuto per garantire subito cure e assistenza alla popolazione vittima del conflitto in Nord Kivu – Rep. Dem. del Congo.
Jeep COOPI in attraversamento nell'Equaterur, Rep. Dem. del Congo.
Equateur, una delle Provincie Occidentali della Repubblica Democratica del Congo (RDC). Alcuni mesi fa é stato chiesto a COOPI di intervenire con un progetto nutrizionale in quest’enclave fatta di foresta tropicale, di fiumi immensi, di quasi totale assenza di vie di comunicazione.
Una grande sfida per l’organizzazione logistica, nessuna certezza che la situazione nutrizionale giustifichi un largo impiego di mezzi, dubbi, paure, voglia di fare bene: tutto si mescola. Creiamo un’équipe ben formata, solida e composta da nutrizionisti esperti, inquadrati da un capo progetto, per andare ad aprire 12 centri nutrizionali nella zona di Befalé.
Non mancano le difficoltà: il materiale necessario parte per via fluviale… il battello ci mette 2 mesi ad arrivare. UNICEF distribuisce il latte terapeutico e i farmaci essenziali, PAM ci dà finalmente un po’ di viveri… ma per l’équipe di COOPI, la motivazione é forte. Parte il piano “A” (… arrangiarsi…): si comincia col fare lo screening di 120 bambini in stato di malnutrizione grave, e col metterli in trattamento d’urgenza. Altri 900 malnutriti moderati aspettano che si comincino a distribuire i viveri… il tempo passa, il materiale non arriva, ma i bambini sono sempre là ad aspettare.
I materassi arrivati in bici, destinati alle mamme e ai loro bambini malnutriti
Tre settimane dopo apriamo, col poco materiale che abbiamo, 2 Centri Nutrizionali terapeutici (CNT); mamme e bambini sono messi per terra, solo con teli e coperte. I materassi arrivano 4 giorni dopo, in bicicletta (5 materassi trasportati su ogni bicicletta attraverso 89 Km di foresta). E’ una zona questa in cui tutto sembra difficile, ma intanto il trattamento dei bambini è iniziato: é già una vittoria!
L’ansia delle mamme, la paura di perdere un bambino fa spazio in qualche settimana a grandi sorrisi. Io raggiungo il progetto per (continua…)
UNICEF (press release) – New York, NY, USA Last year, UNICEF and the Italian non-governmental organization COOPI worked together to help reopen 104 schools in north-western CAR, allowing more than …
UNICEF (comunicato stampa) – New York, NY, Stati Uniti
Nell’ultimo anno, UNICEF e l’organizzazione non governativa italiana COOPI hanno lavorato insieme per riaprire 104 scuole nel nord-ovest della Repubblica Centrafricana, consentendo a più di …
Pubblichiamo di seguito l’intervista rilasciata ad Agimondo.it da Ian Clifton Everst, coordinatore dei programmi psico-sociali di COOPI a favore dei bambini ex combattenti.
Oltre a lavorare con COOPI, Ian insegna alla Guildhall University di Londra e ha un’esperienza decennale in tema di coinvolgimento dei minori nei conflitti armati, basato sullo studio di casi in Sierra Leone, Nord Uganda e Repubblica Democratica del Congo.
Per leggere l’intero servizio di Agimondo.org, dedicato a COOPI e ai suoi programmi per il reinserimento dei bambini ex-soldato in Rep. Dem. del Congo, clicca qui.
Di cosa ha più bisogno una bambina o un bambino appena uscito dalle fila dei ribelli?
I problemi da affrontare sono molto diversi per i ragazzi e le ragazze. Coopi si è recentemente specializzata nel reinserimento di bambine coinvolte in conflitti. Molte di loro hanno problemi di salute, altre devono affrontare gravidanze indesiderate. Quello che ci impegniamo a fare, dopo le cure sanitarie, è sostenere con particolare attenzione il processo di reinserimento nella famiglia. Un percorso difficile e complesso, perché le ragazze che hanno subito violenze e quelle che tornano con una gravidanza o un figlio non sono più considerate come le altre. Una bambina abusata non ha più lo stesso ‘valore’ per la comunità e difficilmente potrà prendere marito e formare una famiglia. Questo ‘disonore’ è molto sentito in Nord Uganda e in Congo orientale, meno in Sierra Leone, dove comunque rappresenta sempre un grande problema.
Come favorite il reinserimento?
Innanzitutto cerchiamo di rendere i bambini produttivi e quindi economicamente utili alle famiglie. Questo facilita l’accoglienza. Poi iniziamo un percorso di sensibilizzazione dei genitori, oltre che degli altri membri della comunità e del villaggio, cercando di spiegare che i ragazzi sono stati le prime vittime del dramma subito dalla comunità: razzie, aggressioni, stupri, omicidi. Inoltre, parliamo agli adulti delle sofferenze subite dai piccoli al fronte e dei diritti che sono stati loro negati e che tuttora posseggono.
C’è il rischio che gli ex combattenti tornino violenti?
Quasi tutti i ragazzi tendono a perdere il rispetto per l’autorità familiare. In teoria possono anche essere pericolosi, ma non conosciamo troppi casi in cui siano stati violenti con membri della propria famiglia. Anche se è capitato che un ragazzo se la sia presa con il nostro staff, ad esempio. Un serio problema rispetto al reale recupero dal trauma è rappresentato comunque dal fatto che
Il 20 maggio 2008 è stato presentato a New York il nuovo Rapporto Globale sui bambini soldato, a cura della Coalizione Internazionale “Stop all’Uso dei Bambini Soldato!”.
Nel comunicato stampa (clicca qui per scaricarlo) lanciato oggi dalla Coalizione italiana, di cui COOPI fa parte, si rende noto che nonostante alcuni progressi compiuti dalla comunità internazionale per porre fine all’utilizzo dei bambini soldato, decine di migliaia di minori sono ancora impiegati in conflitti e restano esclusi dai programmi di disarmo e riabilitazione. E le bambine soldato sono le più penalizzate e invisibili.
Queste alcune delle conclusioni del Rapporto Globale sui Bambini Soldato (clicca qui per download), diffuso in Italia dalla Coalizione di cui fanno parte 10 associazioni: Alisei, Amnesty International-Sezione italiana, Cocis, Coopi, Focsiv, Intersos, Save the Children Italia, Telefono Azzurro, Terre des Hommes Italia e UNICEF Italia.
COOPI – Cooperazione Internazionale interviene concretamente a fianco dei bambini usciti da forze e gruppi armati e di bambine vittime di violenza sessuale in contesti di guerra.
Dopo una lunga esperienza in Sierra Leone (guarda il video) in cui COOPI ha avuto un ruolo leader nell’accompagnamento e inserimento di bambini soldati “demobilitati”, dal 2003 la nostra Associazione è intervenuta nell’est della Repubblica Democratica del Congo e nei distretti del Nord Uganda (guarda il videodel sostegno a distanza, alcune foto e la testimonianzadi Joyce) utilizzando le metodologie di lavoro già sperimentate con successo nel contesto sierraleonese.
Dal 2004 COOPI sostiene le attività di un centro di accoglienza e riabilitazione per ex bambini soldato e ragazze madri che si trova nella città di Pader, nel Nord Uganda, una delle aree più martoriate dalla guerra civile. Nel centro si offrono cure mediche, un’alimentazione adeguata e accompagnamento psico-sociale il cui obiettivo è affrontare la violenza subita e favorire l’inserimento famigliare e comunitario. Il numero di ex bambini soldato assistiti sta comunque diminuendo in rapporto all’evoluzione degli avvenimenti bellici.
Le prime due fasi di intervento di COOPI in RDC (Rep. Dem. del Congo) si sono basate invece sulla gestione di centri di transito (CTO) in cui veniva promosso un percorso socio-educativo e di re-integrazione comunitario e familiare dei ragazzi, gestiti prima direttamente e poi con l’ausilio di organizzazioni locali.
In partnership con UNICEF, sono stati aperti due CTO che hanno accolto un elevato numero di beneficiari: a Bunia 2.004 bambine vittime di violenze sessuale e a Kpandroma 1.694 minori (maschi e femmine).
In tempi più recenti la strategia si è orientata verso approcci fortemente radicati nei villaggi, sostituendo in parte i CTO con degli spazi comunitari che permettono una maggiore accettazione dei bambini, spesso discriminati e rifiutati a causa della loro esperienza forzata nei gruppi armati. Per colmare questa distanza sono stati inclusi nei programmi anche altri bambini vulnerabili della comunità, non associati in passato ai gruppi ribelli. Quest’approccio si è rilevato particolarmente favorevole per le bambine, che spesso non rientrano nei processi di de-mobilizzazione e “sfuggono” dunque ai programmi di inserimento.
Sempre in RDC è in corso un progetto in partnership con UNICEF nel dipartimento di Ituri che, basandosi sulle esperienze precedenti, ha come obiettivo l’assistenza e la reintegrazione di ex bambini soldato e di bambine vittime di violenza sessuale. Il programma coinvolge 3.600 bambini e bambine per facilitarne il reinserimento nelle famiglie e nei villaggi di appartenenza, migliorare l’assistenza psicologica, assicurare il ritorno a scuola del 30% dei beneficiari (circa 685 bambini) che partecipano alle attività dei centri e rafforzare le capacità delle strutture comunitarie e pubbliche che accompagnano il loro processo di reintegrazione.
COOPI - Cooperazione Internazionale è un'organizzazione non governativa italiana laica e indipendente fondata nel 1965. In più di 40 anni di lavoro abbiamo realizzato oltre 700 progetti di sviluppo e interventi di emergenza in 50 paesi nel Sud del mondo, coinvolgendo 50 mila operatori locali e assicurando un beneficio diretto a 60 milioni di persone.
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