miglioriamo il mondo, insieme

Voce marcata come ‘ribelli’

R.C.A: UCCISI DUE OPERATORI LOCALI DI COOPI; UN TERZO È GRAVEMENTE FERITO

Settembre 23, 2009 · 15 Commenti

RCALunedì 21 settembre 2009 nella Repubblica Centrafricana sono stati uccisi due operatori locali di COOPI e un terzo è in fin di vita. Erano impegnati in un intervento di rafforzamento del sistema scolastico della Prefettura di Haut Mbomou. (continua…)

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12 CHILI IN 60 GIORNI

Maggio 27, 2009 · 10 Commenti

E’ il peso che Bruno Clerici perse durante la sua prima esperienza sul campo con COOPI, in qualità di logista e capobase a Bosobolo, nel Nord della Repubblica Democratica del Congo, al confine con il Centrafrica.

Bruno Clerici, negli uffici di COOPI Milano.

Bruno Clerici, negli uffici di COOPI Milano.

Era il febbraio 2003 e Bruno, che è passato a trovarci negli ufficio di COOPI Milano ieri, seguiva un progetto di COOPI per migliorare (continua…)

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USCIRE DAL SILENZIO

Maggio 7, 2009 · Lascia un Commento

tratto da "Ilaria", rivista della Cooperazione Italiana (aprile 2008)

tratto da "Ilaria", rivista della Cooperazione Italiana (aprile 2008)

A distanza di circa un anno riproponiamo questo speciale apparso sulla rivista “Ilaria”, che descrive bene i progetti di COOPI a sostegno delle donne vittime di violenza, con un’intervista a Elena Lucchetti, coordinatrice dei progetti psicosociali di COOPI in Rep. Dem. del Congo.

Per l’articolo completo (continua…)

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DAL CARATO ALLA CAROTA… DICONO DI NOI 2

Aprile 23, 2009 · Lascia un Commento

carotacaratores18 marzo 2009, EcoWordly, COOPI in Sierra Leone

Africa, cercatori di diamanti passano dai carati alle carote

EcoWorldly – San Francisco, Stati Uniti.
Come afferma un educatore di COOPI, oggi l’80% dei giovani in Sierra Leone sceglierebbe probabilmente di lavorare (continua…)

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EMERGENZA CONGO, COOPI a FIANCO DEGLI SFOLLATI – aggiornamenti su www.coopi.org

Novembre 4, 2008 · 1 Commento

AGGIORNAMENTI SULLA SITUAZIONE IN NORD KIVU SONO DISPONIBILI SU WWW.COOPI.ORG

1 milione di persone in fuga, di cui 250 mila negli ultimi 2 mesi.

Lo staff di COOPI è a Goma, nel Nord Kivu, con progetti medico-nutrizionali d’urgenza a favore degli sfollati.
La cura della malnutrizione, soprattutto dei bambini, è la nostra priorità.

Abbiamo bisogno del tuo aiuto per garantire subito cure e assistenza alla popolazione vittima del conflitto in Nord Kivu – Rep. Dem. del Congo.

Dona adesso

Scegli la causale “Fondo COOPI per le emergenze”.

(continua…)

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COLOMBIA, BETANCOURT LIBERA, intervista a Piero Brunod

Luglio 14, 2008 · Lascia un Commento

Segnaliamo sul nostro blog un’intervista di AGImondo ONG a Piero Brunod, responsabile di COOPI per i progetti in Colombia.

E’ possibile leggere l’intero servizio di AGImondo cliccando qui.

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Le ong salutano la liberazione degli ostaggi ma temono per la crescente militarizzazione del conflitto che aggraverebbe la già precaria situazione di poveri e sfollati.

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Parla Piero Brunod di Coopi.

Dalle parole di Piero Brunod, responsabile per la Colombia di Coopi, un quadro della realtà colombiana, a partire dai possibili sviluppi del dopo-liberazione di Ingrid Betancourt e dei 14 ostaggi in mano alle Farc, fino ai problemi affrontati dalle ong e dai nodi ancora irrisolti che affliggono il Paese sudamericano.

Quale la vostra reazione di fronte alla notizia dell’operazione che ha liberato la Betancourt?
Grande soddisfazione e gioia per la liberazione di Ingrid e degli altri ostaggi, anche se ci preoccupano le modalità con cui è avvenuta, (continua…)

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DALLA COLOMBIA I RIFUGIATI “INVISIBILI”, di Benedetta Botta.

Giugno 20, 2008 · 3 Commenti

Benedetta Botta, operatrice di COOPI in EcuadorIn occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato del 20 giugno Benedetta Botta (nella foto) ci parla delle tensioni vissute lungo la frontiera Colombia-Ecuador e del progetto di COOPI per l’assistenza e l’integrazione dei rifugiati colombiani in territorio ecuadoriano.

1 marzo 2008.
Angostura,
provincia di Sucumbíos, Ecuador, frontiera con la Colombia.

Raúl Reyes, il Numero 2 delle FARC colombiane, con altre 21 persone, resta vittima di un bombardamento delle Forze Aeree Colombiane in territorio ecuatoriano. Si scatena una forte crisi diplomatica tra Ecuador e Colombia, fomentata da prese di posizione di vari Stati latinoamericani.

“È un evento unico, mai successo”.

25 maggio 2008.

Barranca Bermeja (nella foto),
provincia di Sucumbíos, Ecuador, frontiera con la Colombia.

4 famiglie della comunitá sono maltrattate e torturate da un operativo dell’esercito nazionale colombiano, 3 capifamiglia vengono portati dall’altro lato del fiume. Non faranno ritorno. Tra essi, un “richiedente asilo” e un rifugiato. Una famiglia viene graziata. Gli abitanti della comunità sanno che non è finita cosí, e lasciano le loro case, addentrandosi nella selva. C’è una dichiarazione del Ministro degli Esteri ecuatoriano che ha (poco) riflesso a livello nazionale.

“È un evento come tanti, succede spesso”.

30 maggio 2008.
Puerto Nuevo,
provincia di Sucumbíos, Ecuador, frontiera con la Colombia.

Chiedo spiegazioni ai militari ecuatoriani delle perquisizioni al veicolo del progetto ogni volta che passiamo, all’andata e al ritorno, da questa barriera di controllo ubicata a 20 km dalla comunità di frontiera dove lavoriamo. “Signorina, è per verificare che tutto sia uguale e sotto controllo, quando lei ritornerá nel Paese”.

“È una frase come tante, lo pensano sempre”.

Il conflitto interno colombiano dura ormai da 40 anni. Se a livello internazionale si rassicura sul buon andamento della situazione, la realtá è molto lontana dall’offrire segnali favorevoli.

Lo storico controllo della guerriglia delle FARC nel Sud della Colombia (Province di Nariño e Putumayo) è stato progressivamente scalzato dalla politica aggressiva del Governo colombiano di Uribe, che ha abbandonato la linea delle negoziazioni optando per l’intervento militare.
La pressione sulla popolazione locale, giá forte in precedenza, si complica per la presenza di diversi gruppi armati (guerriglieri, paramilitari, esercito regolare colombiano), che lottano per il controllo del territorio e soprattutto delle risorse e dei traffici a esso relazionati.
Per una famiglia di campesinos questa situazione diventa un costante rischio: appoggiare in qualunque modo, solo perchè non si hanno altre possibilitá, uno di questi gruppi, significa identificarsi ed esporsi di fronte agli altri. E interferire nell’interesse di una delle parti, implica scontrarsi con un apparato militare estremamente repressivo.

Ecuador, beneficiari di una delle comunità sostenute da COOPI.

Molte volte l’unica via per sfuggire a minacce, torture o morte è attraversare i fiumi che costituiscono la frontiera naturale tra la Colombia e il vicino Ecuador.

Tra il 2000 e il 2007 si sono registrate in Ecuador 54.483 richieste di asilo, ma si stima che lungo la frontiera Nord vi siano 58.836 persone che, per differenti ragioni – principalmente il timore di

(continua…)

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COSA E’ SUCCESSO IN CIAD di Giacomo Franceschini

Giugno 16, 2008 · 1 Commento

La situazione in Ciad è diventata nuovamente complicata. Ieri (14 giugno, ndr) i ribelli hanno avuto uno scontro con l’esercito ciadiano a Goz Beida. Sono entrati nella nostra base, hanno rubato la maggior parte dei nostri veicoli, delle nostre radio e telefoni. Fortunatamente, non hanno toccato gli espatriati (7) o il nostro personale locale. Sono entrati anche presso la GTZ, l’UNHCR e le altre organizzazioni. (continua…)

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COOPI IN CIAD servizio del TG1

Giugno 15, 2008 · 3 Commenti

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RICOSTRUIRE UNA VITA, intervista a Ian.C. Everest

Giugno 12, 2008 · Lascia un Commento

Pubblichiamo di seguito l’intervista rilasciata ad Agimondo.it da Ian Clifton Everst, coordinatore dei programmi psico-sociali di COOPI a favore dei bambini ex combattenti.

Oltre a lavorare con COOPI, Ian insegna alla Guildhall University di Londra e ha un’esperienza decennale in tema di coinvolgimento dei minori nei conflitti armati, basato sullo studio di casi in Sierra Leone, Nord Uganda e Repubblica Democratica del Congo.

Per leggere l’intero servizio di Agimondo.org, dedicato a COOPI e ai suoi programmi per il reinserimento dei bambini ex-soldato in Rep. Dem. del Congo, clicca qui.

Di cosa ha più bisogno una bambina o un bambino appena uscito dalle fila dei ribelli?

I problemi da affrontare sono molto diversi per i ragazzi e le ragazze. Coopi si è recentemente specializzata nel reinserimento di bambine coinvolte in conflitti. Molte di loro hanno problemi di salute, altre devono affrontare gravidanze indesiderate. Quello che ci impegniamo a fare, dopo le cure sanitarie, è sostenere con particolare attenzione il processo di reinserimento nella famiglia. Un percorso difficile e complesso, perché le ragazze che hanno subito violenze e quelle che tornano con una gravidanza o un figlio non sono più considerate come le altre. Una bambina abusata non ha più lo stesso ‘valore’ per la comunità e difficilmente potrà prendere marito e formare una famiglia. Questo ‘disonore’ è molto sentito in Nord Uganda e in Congo orientale, meno in Sierra Leone, dove comunque rappresenta sempre un grande problema.

Come favorite il reinserimento?

Innanzitutto cerchiamo di rendere i bambini produttivi e quindi economicamente utili alle famiglie. Questo facilita l’accoglienza. Poi iniziamo un percorso di sensibilizzazione dei genitori, oltre che degli altri membri della comunità e del villaggio, cercando di spiegare che i ragazzi sono stati le prime vittime del dramma subito dalla comunità: razzie, aggressioni, stupri, omicidi. Inoltre, parliamo agli adulti delle sofferenze subite dai piccoli al fronte e dei diritti che sono stati loro negati e che tuttora posseggono.

C’è il rischio che gli ex combattenti tornino violenti?

Quasi tutti i ragazzi tendono a perdere il rispetto per l’autorità familiare. In teoria possono anche essere pericolosi, ma non conosciamo troppi casi in cui siano stati violenti con membri della propria famiglia. Anche se è capitato che un ragazzo se la sia presa con il nostro staff, ad esempio. Un serio problema rispetto al reale recupero dal trauma è rappresentato comunque dal fatto che

(continua…)

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VACCINI E SEMENTI PER 200 VILLAGGI DEL DARFUR. Taccuino dal fuoristrada di Roberto Goglio

Maggio 27, 2008 · Lascia un Commento

In Sudan COOPI continua le attività di sostegno agricolo e veterinario alle comunità agro-pastorali del Nord Darfur.

Il deserto del Darfur.

Il progetto di COOPI è finanziato dalla Commissione Europea per gli Aiuti Umanitari (ECHO) e ne beneficiano circa 108.000 persone, fra cui IDPs (Internal Displaced People – sfollati interni), returnees (profughi) e popolazione locale. Le attività prevedono principalmente una campagna di vaccini su larga scala per gli animali d’allevamento e la distribuzione di sementi, attrezzi agricoli e bestiame di piccolo taglio per fronteggiare lo stato d’insicurezza alimentare che grava sulla popolazione, già provata dal conflitto in Darfur.

Attraverso un programma di corsi di formazione ad hoc si intende migliorare le tecniche agricole per aumentare la produttività dei suoli.

Le zone di intervento del progetto si trovano a Nord di El Fasher (principale città del Nord Darfur) nei distretti di Mellit, Sayah e Malha. Molti dei 205 villaggi in cui si svolgono le attività sono sotto il controllo delle forze ribelli dell’SLA (il Sudaneese Liberation Army), che si contrappongono all’esercito regolare sudanese del Governo di Khartoum. Per tale motivo le organizzazioni internazionali delle Nazioni Unite difficilmente riescono ad accedervi, e ciò aumenta l’isolamento e lo stato di bisogno degli abitanti.

Nei villaggi dei tre distretti al momento, pur con notevoli difficoltà, solo COOPI e German Agro Action (una ONG tedesca) riescono ad avere accesso, dialogando anche con le forze ribelli.

Di seguito il racconto di una giornata di viaggio e mediazione di Roberto Goglio, a capo del progetto COOPI in Nord Darfur.

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El Fasher, Nord Darfur, maggio 2008.

E’ difficile raccontare di questi nuovi luoghi e nuove genti.

Il lavoro con la sua veloce corsa asciuga i pensieri e le parole scorrono veloci come immagini dal finestrino di un treno.

Posti spalancati sul nulla dove la vastità del vuoto si apre come un ventaglio davanti agli occhi frustati dal sole.

Paesaggi lontani dove lontane sono le persone che li vivono.

Sono lontane da raggiungere, da capire, da ascoltare e a loro volta sono lontane da tutto, dall’acqua, dal cibo, dalla lingua dei loro lontani vicini. Uomini, donne e bambini sono l’ultimo avamposto dell’umanità; avamposto al di là del quale la vita, per come noi la concepiamo, non è più possibile.

Fuoristrada COOPI attraversa la regione del Nord Darfur per raggiungere le zone di intervento.

Di fronte al parabrezza dei nostri fuoristrada solo sabbia gialla e cielo blu per ore, a volte una donna ci osserva passare con la testa quasi completamente nascosta dalle pesanti fascine di paglia che trasporta. Si ferma per qualche istante, guardo ammirato i colori sgargianti dei suoi logori

(continua…)

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Stop ai bambini soldato, il Rapporto 2008

Maggio 20, 2008 · 2 Commenti

Il 20 maggio 2008 è stato presentato a New York il nuovo Rapporto Globale sui bambini soldato, a cura della Coalizione Internazionale “Stop all’Uso dei Bambini Soldato!”.

Nel comunicato stampa (clicca qui per scaricarlo) lanciato oggi dalla Coalizione italiana, di cui COOPI fa parte, si rende noto che nonostante alcuni progressi compiuti dalla comunità internazionale per porre fine all’utilizzo dei bambini soldato, decine di migliaia di minori sono ancora impiegati in conflitti e restano esclusi dai programmi di disarmo e riabilitazione. E le bambine soldato sono le più penalizzate e invisibili.

Queste alcune delle conclusioni del Rapporto Globale sui Bambini Soldato (clicca qui per download), diffuso in Italia dalla Coalizione di cui fanno parte 10 associazioni: Alisei, Amnesty International-Sezione italiana, Cocis, Coopi, Focsiv, Intersos, Save the Children Italia, Telefono Azzurro, Terre des Hommes Italia e UNICEF Italia.

COOPI – Cooperazione Internazionale interviene concretamente a fianco dei bambini usciti da forze e gruppi armati e di bambine vittime di violenza sessuale in contesti di guerra.

Dopo una lunga esperienza in Sierra Leone (guarda il video) in cui COOPI ha avuto un ruolo leader nell’accompagnamento e inserimento di bambini soldati “demobilitati”, dal 2003 la nostra Associazione è intervenuta nell’est della Repubblica Democratica del Congo e nei distretti del Nord Uganda (guarda il video del sostegno a distanza, alcune foto e la testimonianza di Joyce) utilizzando le metodologie di lavoro già sperimentate con successo nel contesto sierraleonese.

Dal 2004 COOPI sostiene le attività di un centro di accoglienza e riabilitazione per ex bambini soldato e ragazze madri che si trova nella città di Pader, nel Nord Uganda, una delle aree più martoriate dalla guerra civile. Nel centro si offrono cure mediche, un’alimentazione adeguata e accompagnamento psico-sociale il cui obiettivo è affrontare la violenza subita e favorire l’inserimento famigliare e comunitario. Il numero di ex bambini soldato assistiti sta comunque diminuendo in rapporto all’evoluzione degli avvenimenti bellici.

Le prime due fasi di intervento di COOPI in RDC (Rep. Dem. del Congo) si sono basate invece sulla gestione di centri di transito (CTO) in cui veniva promosso un percorso socio-educativo e di re-integrazione comunitario e familiare dei ragazzi, gestiti prima direttamente e poi con l’ausilio di organizzazioni locali.
In partnership con UNICEF, sono stati aperti due CTO che hanno accolto un elevato numero di beneficiari: a Bunia 2.004 bambine vittime di violenze sessuale e a Kpandroma 1.694 minori (maschi e femmine).
In tempi più recenti la strategia si è orientata verso approcci fortemente radicati nei villaggi, sostituendo in parte i CTO con degli spazi comunitari che permettono una maggiore accettazione dei bambini, spesso discriminati e rifiutati a causa della loro esperienza forzata nei gruppi armati. Per colmare questa distanza sono stati inclusi nei programmi anche altri bambini vulnerabili della comunità, non associati in passato ai gruppi ribelli. Quest’approccio si è rilevato particolarmente favorevole per le bambine, che spesso non rientrano nei processi di de-mobilizzazione e “sfuggono” dunque ai programmi di inserimento.

Sempre in RDC è in corso un progetto in partnership con UNICEF nel dipartimento di Ituri che, basandosi sulle esperienze precedenti, ha come obiettivo l’assistenza e la reintegrazione di ex bambini soldato e di bambine vittime di violenza sessuale. Il programma coinvolge 3.600 bambini e bambine per facilitarne il reinserimento nelle famiglie e nei villaggi di appartenenza, migliorare l’assistenza psicologica, assicurare il ritorno a scuola del 30% dei beneficiari (circa 685 bambini) che partecipano alle attività dei centri e rafforzare le capacità delle strutture comunitarie e pubbliche che accompagnano il loro processo di reintegrazione.

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N’DJAMENA, DIARIO DI UNA SETTIMANA DIFFICILE. Incontro con Andrea Burelli

Aprile 24, 2008 · 4 Commenti

Andrea Burelli, coordinatore dei progetti di COOPI in Ciad, negli uffici di COOPI Milano.

Abbiamo incontrato nella sede centrale di COOPI Milano Andrea Burelli, coordinatore dei progetti COOPI in Ciad.
Una lunga chiacchierata con Andrea ci riporta agli scontri del 2-3 febbraio scorso avvenuti nella capitale N’Djamena, fra ribelli provenienti dall’Est del Paese ed esercito ciadiano. Un tentativo – non riuscito – di rovesciare il governo del Presidente in carica Deby, che ha segnato profondamente la città.

Una delle principali strade di N’Djamena dopo il week-end di scontri del 2-3 febbraio. A destra un albero spezzato da un’esplosione; a sinistra una bandiera COOPI sventola dalla jeep del nostro staff (foto Andrea Burelli).

Operativamente, l’ “état d’urgence” – “stato d’emergenza” – è rimasto in vigore fino a metà marzo: coprifuoco la sera, divieto di assembramenti, poteri speciali alle forze di polizia, censura degli organi d’informazione. Una volta esaurita l’emergenza in città, siamo comunque rimasti isolati telefonicamente con l’Est (dove COOPI assiste oltre 100.000 rifugiati e sfollati) fino alla fine del mese, per cui si comunicava solo tramite thuraya (cellulari satellitari)”, racconta Andrea
Ci mostra alcune fotografie scattate negli uffici COOPI ad N’Djamena (continua…)

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TORNARE A CASA E’ COME VOLARE.

Aprile 9, 2008 · 4 Commenti

Il reinserimento degli ex-bambini soldato.

Foto-racconto degli operatori di COOPI in Uganda.

Le foto che seguono sono state scattate durante le attività del progetto di COOPI in Nord Uganda per il reinserimento degli ex-bambini soldato e delle giovani mamme nelle loro comunità di origine.

Il progetto è stato co-finanziato dall’Agenzia per lo Sviluppo austriaca e da COOPI. In 20 anni di guerra e instabilità è stato stimato che circa 25.000 bambini siano stati rapiti dai ribelli dell’LRA (Lord Resistance Army) e impiegati come schiavi, soldati o spose forzate.

Marco Ferloni (bianco, al centro) – coordinatore dei progetti COOPI in Uganda – insieme a Efrem Fumagalli (bianco, a destra) – responsabile dei progetti COOPI per l’Uganda, a Milano – con lo staff del Centro COOPI a Oyam, in Uganda, che si occupa degli interventi di prevenzione e supporto alle donne vittime di violenza.

Il Reception Center di Pader, gestito dalla CCF – Christian Counseling Fellowship, ha lavorato con COOPI per facilitare la riconciliazione fra l’esperienza di convivenza forzata degli ex-bambini soldato nel “bush” (“foreste”) e il ritorno nelle loro comunità d’origine, fra la società civile.

Guarda le altre foto…

(continua…)

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