miglioriamo il mondo, insieme

Voce marcata come ‘rifugiati’

IL MIO NOME E’ JOSE’

Giugno 19, 2009 · Lascia un Commento

di Luca Salerno.

Esmeraldas, Ecuador. Esmeraldas è una delle province più povere dell’Ecuador, si trova sulla costa nord del paese, al confine con la regione colombiana del Nariño. La popolazione è afrodiscendente, l’economia è prettamente rurale e piuttosto arretrata. AIDS, epidemie di dengue e malaria, alta mortalità infantile, inurbamento incontrollato, sfruttamento selvaggio delle risorse naturali, sono alcune delle principali piaghe di questo territorio.

Ecuador, Luca Salerno (COOPI) con alcuni beneficiari del progetto.

Ecuador, Luca Salerno (COOPI) con alcuni beneficiari del progetto.

In quanto regione frontiera, Esmeraldas riceve un flusso continuo di richiedenti asilo colombiani, gente che fugge dalla propria terra a causa (continua…)

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VICARIO DI COOPI, COOPERANTE PER VOCAZIONE

Giugno 9, 2009 · Lascia un Commento

Intervista realizzata da Elisa Anzolin.

Tiziana Vicario al fianco di Antonio Guterres, Alto Commissario della Nazioni Unite per i Rifugiati, in visita alla frontiera Ecuador-Colombia.

Tiziana Vicario al fianco di Antonio Guterres, Alto Commissario della Nazioni Unite per i Rifugiati, in visita alla frontiera Ecuador-Colombia.

È difficile fare il cooperante, ma se ci metti l’animo ti ripaga di tutto, ti rende davvero felice”. Lo sa bene Tiziana Vicario, 30 anni, cooperante dell’organizzazione non governativa COOPI – Cooperazione internazionale, che da tre anni vive in Ecuador. Dopo essersi laureata in Scienze diplomatiche e internazionali all’università di Forlì, è partita (continua…)

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CIAD, UN PARTO CESAREO “OSÉE”

Gennaio 27, 2009 · 2 Commenti

Di seguito una testimonianza che un’operatrice di OCHA (Office for the Coordination of Humanitarian Affaire – Ufficio delle Nazioni Unite per gli Affari Umanitari) di Goz Beida, nell’Est Ciad, ha voluto trasmettere ai colleghi delle Nazioni Unite e di COOPI.

Visita presso l'ospedale di Goz Beida, gestito da COOPI

Visita presso l'ospedale di Goz Beida, gestito da COOPI

Racconta di un episodio di un parto cesareo un pò singolare, e nel farlo esalta le capacità, e l’ostinazione, degli operatori di COOPI nel sapere gestire una situzione che si presentava difficile.

le texet est disponible aussi en français, à la fin du text en italien.

di Guelnoudji NDJEKOUNKOSSE.

La sera del 14 gennaio 2009 una giovane donna rifugiata, con forti dolori pre-parto, si è presentata al centro sanitario del campo di Djabal gestito da COOPI, e sostenuto da UNHCR (Alto Commissariato per i Rifugiati delle Nazioni Unite).
Anzitutto, l’ambulanza che trasportava la donna in travaglio si dirigeva in direzione dell’ospedale del Distretto sanitario di Goz Beida. La “levatrice” addetta al turno di notte procede con (continua…)

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ECUADOR: CONSULTA SUI RIFUGIATI. Governo, UNHCR ed ONG per la prima volta insieme.

Luglio 16, 2008 · Lascia un Commento

L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR, in inglese) è l’agenzia delle Nazioni Unite specializzata nella gestione dei rifugiati, che fornisce loro protezione internazionale, assistenza materiale e persegue soluzioni durevoli alla loro drammatica condizione.
A inizio luglio, UNHCR in Ecuador ha promosso una due giorni di consultazioni nazionali con i rifugiati e con le organizzazioni che lavorano per loro, allo scopo di strutturare un piano d’azione biennale volto ad affrontare le principali sfide che riguardano i rifugiati e le comunità locali.
Anche COOPI ha preso parte alla Consulta, attraverso i propri rappresentanti nel paese, come conferma Benedetta Botta, coordinatrice del progetto di integrazione dei rifugiati in Ecuador. “COOPI ha partecipato a tutte le fasi del processo”, spiega.“In quanto soci di UNHCR, siamo infatti partecipi della definizione di strategie e siamo stati consultati a livello locale per la definizione di carenze e problematiche”.
COOPI è presente dal 2006 nel nord del paese, in prossimità della cittadina Lago Agrio, con un importante progetto finanziato proprio da UNHCR, volto all’accoglienza e all’inserimento nel paese dei profughi colombiani che abbandonano i propri villaggi a causa (continua…)

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DALLA COLOMBIA I RIFUGIATI “INVISIBILI”, di Benedetta Botta.

Giugno 20, 2008 · 3 Commenti

Benedetta Botta, operatrice di COOPI in EcuadorIn occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato del 20 giugno Benedetta Botta (nella foto) ci parla delle tensioni vissute lungo la frontiera Colombia-Ecuador e del progetto di COOPI per l’assistenza e l’integrazione dei rifugiati colombiani in territorio ecuadoriano.

1 marzo 2008.
Angostura,
provincia di Sucumbíos, Ecuador, frontiera con la Colombia.

Raúl Reyes, il Numero 2 delle FARC colombiane, con altre 21 persone, resta vittima di un bombardamento delle Forze Aeree Colombiane in territorio ecuatoriano. Si scatena una forte crisi diplomatica tra Ecuador e Colombia, fomentata da prese di posizione di vari Stati latinoamericani.

“È un evento unico, mai successo”.

25 maggio 2008.

Barranca Bermeja (nella foto),
provincia di Sucumbíos, Ecuador, frontiera con la Colombia.

4 famiglie della comunitá sono maltrattate e torturate da un operativo dell’esercito nazionale colombiano, 3 capifamiglia vengono portati dall’altro lato del fiume. Non faranno ritorno. Tra essi, un “richiedente asilo” e un rifugiato. Una famiglia viene graziata. Gli abitanti della comunità sanno che non è finita cosí, e lasciano le loro case, addentrandosi nella selva. C’è una dichiarazione del Ministro degli Esteri ecuatoriano che ha (poco) riflesso a livello nazionale.

“È un evento come tanti, succede spesso”.

30 maggio 2008.
Puerto Nuevo,
provincia di Sucumbíos, Ecuador, frontiera con la Colombia.

Chiedo spiegazioni ai militari ecuatoriani delle perquisizioni al veicolo del progetto ogni volta che passiamo, all’andata e al ritorno, da questa barriera di controllo ubicata a 20 km dalla comunità di frontiera dove lavoriamo. “Signorina, è per verificare che tutto sia uguale e sotto controllo, quando lei ritornerá nel Paese”.

“È una frase come tante, lo pensano sempre”.

Il conflitto interno colombiano dura ormai da 40 anni. Se a livello internazionale si rassicura sul buon andamento della situazione, la realtá è molto lontana dall’offrire segnali favorevoli.

Lo storico controllo della guerriglia delle FARC nel Sud della Colombia (Province di Nariño e Putumayo) è stato progressivamente scalzato dalla politica aggressiva del Governo colombiano di Uribe, che ha abbandonato la linea delle negoziazioni optando per l’intervento militare.
La pressione sulla popolazione locale, giá forte in precedenza, si complica per la presenza di diversi gruppi armati (guerriglieri, paramilitari, esercito regolare colombiano), che lottano per il controllo del territorio e soprattutto delle risorse e dei traffici a esso relazionati.
Per una famiglia di campesinos questa situazione diventa un costante rischio: appoggiare in qualunque modo, solo perchè non si hanno altre possibilitá, uno di questi gruppi, significa identificarsi ed esporsi di fronte agli altri. E interferire nell’interesse di una delle parti, implica scontrarsi con un apparato militare estremamente repressivo.

Ecuador, beneficiari di una delle comunità sostenute da COOPI.

Molte volte l’unica via per sfuggire a minacce, torture o morte è attraversare i fiumi che costituiscono la frontiera naturale tra la Colombia e il vicino Ecuador.

Tra il 2000 e il 2007 si sono registrate in Ecuador 54.483 richieste di asilo, ma si stima che lungo la frontiera Nord vi siano 58.836 persone che, per differenti ragioni – principalmente il timore di

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VACCINI E SEMENTI PER 200 VILLAGGI DEL DARFUR. Taccuino dal fuoristrada di Roberto Goglio

Maggio 27, 2008 · Lascia un Commento

In Sudan COOPI continua le attività di sostegno agricolo e veterinario alle comunità agro-pastorali del Nord Darfur.

Il deserto del Darfur.

Il progetto di COOPI è finanziato dalla Commissione Europea per gli Aiuti Umanitari (ECHO) e ne beneficiano circa 108.000 persone, fra cui IDPs (Internal Displaced People – sfollati interni), returnees (profughi) e popolazione locale. Le attività prevedono principalmente una campagna di vaccini su larga scala per gli animali d’allevamento e la distribuzione di sementi, attrezzi agricoli e bestiame di piccolo taglio per fronteggiare lo stato d’insicurezza alimentare che grava sulla popolazione, già provata dal conflitto in Darfur.

Attraverso un programma di corsi di formazione ad hoc si intende migliorare le tecniche agricole per aumentare la produttività dei suoli.

Le zone di intervento del progetto si trovano a Nord di El Fasher (principale città del Nord Darfur) nei distretti di Mellit, Sayah e Malha. Molti dei 205 villaggi in cui si svolgono le attività sono sotto il controllo delle forze ribelli dell’SLA (il Sudaneese Liberation Army), che si contrappongono all’esercito regolare sudanese del Governo di Khartoum. Per tale motivo le organizzazioni internazionali delle Nazioni Unite difficilmente riescono ad accedervi, e ciò aumenta l’isolamento e lo stato di bisogno degli abitanti.

Nei villaggi dei tre distretti al momento, pur con notevoli difficoltà, solo COOPI e German Agro Action (una ONG tedesca) riescono ad avere accesso, dialogando anche con le forze ribelli.

Di seguito il racconto di una giornata di viaggio e mediazione di Roberto Goglio, a capo del progetto COOPI in Nord Darfur.

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El Fasher, Nord Darfur, maggio 2008.

E’ difficile raccontare di questi nuovi luoghi e nuove genti.

Il lavoro con la sua veloce corsa asciuga i pensieri e le parole scorrono veloci come immagini dal finestrino di un treno.

Posti spalancati sul nulla dove la vastità del vuoto si apre come un ventaglio davanti agli occhi frustati dal sole.

Paesaggi lontani dove lontane sono le persone che li vivono.

Sono lontane da raggiungere, da capire, da ascoltare e a loro volta sono lontane da tutto, dall’acqua, dal cibo, dalla lingua dei loro lontani vicini. Uomini, donne e bambini sono l’ultimo avamposto dell’umanità; avamposto al di là del quale la vita, per come noi la concepiamo, non è più possibile.

Fuoristrada COOPI attraversa la regione del Nord Darfur per raggiungere le zone di intervento.

Di fronte al parabrezza dei nostri fuoristrada solo sabbia gialla e cielo blu per ore, a volte una donna ci osserva passare con la testa quasi completamente nascosta dalle pesanti fascine di paglia che trasporta. Si ferma per qualche istante, guardo ammirato i colori sgargianti dei suoi logori

(continua…)

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