AGGIORNAMENTI SULLA SITUAZIONE IN NORD KIVU SONO DISPONIBILI SU WWW.COOPI.ORG
1 milione di persone in fuga, di cui 250 mila negli ultimi 2 mesi.
Lo staff di COOPI è a Goma, nel Nord Kivu, con progetti medico-nutrizionali d’urgenza a favore degli sfollati.
La cura della malnutrizione, soprattutto dei bambini, è la nostra priorità.
Abbiamo bisogno del tuo aiuto per garantire subito cure e assistenza alla popolazione vittima del conflitto in Nord Kivu – Rep. Dem. del Congo.
avvio del Master breve in “Tutela dei diritti umani e cooperazione internazionale”.
Avvio Master breve in “Tutela dei diritti umani e cooperazione internazionale”
COOPI, Cartagena, Colombia – Nell’ambito delle attività previste dal progetto “Master in Cooperazione internazionale allo sviluppo presso l’Università di San Bonaventura di Cartagena”, implementato da COOPI insieme a CISP e VIS e finanziato dal Ministero degli Esteri, l’Elacid (Escuela Latino Americana en Cooperación Internacional para el Desarrollo www.usbctg.edu.co/elacid) in collaborazione con (continua…)
Le ong salutano la liberazione degli ostaggi ma temono per la crescente militarizzazione del conflitto che aggraverebbe la già precaria situazione di poveri e sfollati.
Dalle parole di Piero Brunod, responsabile per la Colombia di Coopi, un quadro della realtà colombiana, a partire dai possibili sviluppi del dopo-liberazione di Ingrid Betancourt e dei 14 ostaggi in mano alle Farc, fino ai problemi affrontati dalle ong e dai nodi ancora irrisolti che affliggono il Paese sudamericano.
Quale la vostra reazione di fronte alla notizia dell’operazione che ha liberato la Betancourt? Grande soddisfazione e gioia per la liberazione di Ingrid e degli altri ostaggi, anche se ci preoccupano le modalità con cui è avvenuta, (continua…)
In occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato del 20 giugno Benedetta Botta (nella foto)ci parla delle tensioni vissute lungo la frontiera Colombia-Ecuador e del progetto di COOPI per l’assistenza e l’integrazione dei rifugiati colombiani in territorio ecuadoriano.
1 marzo 2008.
Angostura,
provincia di Sucumbíos, Ecuador, frontiera con la Colombia.
Raúl Reyes, il Numero 2 delle FARC colombiane, con altre 21 persone, resta vittima di un bombardamento delle Forze Aeree Colombiane in territorio ecuatoriano. Si scatena una forte crisi diplomatica tra Ecuador e Colombia, fomentata da prese di posizione di vari Stati latinoamericani.
“È un evento unico, mai successo”.
25 maggio 2008.
Barranca Bermeja (nella foto),
provincia di Sucumbíos, Ecuador, frontiera con la Colombia.
4 famiglie della comunitá sono maltrattate e torturate da un operativo dell’esercito nazionale colombiano, 3 capifamiglia vengono portati dall’altro lato del fiume. Non faranno ritorno. Tra essi, un “richiedente asilo” e un rifugiato. Una famiglia viene graziata. Gli abitanti della comunità sanno che non è finita cosí, e lasciano le loro case, addentrandosi nella selva. C’è una dichiarazione del Ministro degli Esteri ecuatoriano che ha (poco) riflesso a livello nazionale.
“È un evento come tanti, succede spesso”.
30 maggio 2008.
Puerto Nuevo,
provincia di Sucumbíos, Ecuador, frontiera con la Colombia.
Chiedo spiegazioni ai militari ecuatoriani delle perquisizioni al veicolo del progetto ogni volta che passiamo, all’andata e al ritorno, da questa barriera di controllo ubicata a 20 km dalla comunità di frontiera dove lavoriamo. “Signorina, è per verificare che tutto sia uguale e sotto controllo, quando lei ritornerá nel Paese”.
“È una frase come tante, lo pensano sempre”.
Il conflitto interno colombiano dura ormai da 40 anni. Se a livello internazionale si rassicura sul buon andamento della situazione, la realtá è molto lontana dall’offrire segnali favorevoli.
Lo storico controllo della guerriglia delle FARC nel Sud della Colombia (Province di Nariño e Putumayo) è stato progressivamente scalzato dalla politica aggressiva del Governo colombiano di Uribe, che ha abbandonato la linea delle negoziazioni optando per l’intervento militare. La pressione sulla popolazione locale, giá forte in precedenza, si complica per la presenza di diversi gruppi armati (guerriglieri, paramilitari, esercito regolare colombiano), che lottano per il controllo del territorio e soprattutto delle risorse e dei traffici a esso relazionati. Per una famiglia di campesinos questa situazione diventa un costante rischio: appoggiare in qualunque modo, solo perchè non si hanno altre possibilitá, uno di questi gruppi, significa identificarsi ed esporsi di fronte agli altri. E interferire nell’interesse di una delle parti, implica scontrarsi con un apparato militare estremamente repressivo.
Ecuador, beneficiari di una delle comunità sostenute da COOPI.
Molte volte l’unica via per sfuggire a minacce, torture o morte è attraversare i fiumi che costituiscono la frontiera naturale tra la Colombia e il vicino Ecuador.
Tra il 2000 e il 2007 si sono registrate in Ecuador 54.483 richiestedi asilo, ma si stima che lungo la frontiera Nord vi siano 58.836 persone che, per differenti ragioni – principalmente il timore di
In Sudan COOPI continua le attività di sostegno agricolo e veterinario alle comunità agro-pastorali del Nord Darfur.
Il deserto del Darfur.
Il progetto di COOPI è finanziato dalla Commissione Europea per gli Aiuti Umanitari (ECHO) e ne beneficiano circa 108.000 persone, fra cui IDPs (Internal Displaced People – sfollati interni), returnees (profughi) e popolazione locale. Le attività prevedono principalmente una campagna di vaccini su larga scala per gli animali d’allevamento e la distribuzione di sementi, attrezzi agricoli e bestiame di piccolo taglio per fronteggiare lo stato d’insicurezza alimentare che grava sulla popolazione, già provata dal conflitto in Darfur.
Attraverso un programma di corsi di formazione ad hoc si intende migliorare le tecniche agricole per aumentare la produttività dei suoli.
Le zone di intervento del progetto si trovano a Nord di El Fasher (principale città del Nord Darfur) nei distretti di Mellit, Sayah e Malha. Molti dei 205 villaggi in cui si svolgono le attività sono sotto il controllo delle forze ribelli dell’SLA (il Sudaneese Liberation Army), che si contrappongono all’esercito regolare sudanese del Governo di Khartoum. Per tale motivo le organizzazioni internazionali delle Nazioni Unite difficilmente riescono ad accedervi, e ciò aumenta l’isolamento e lo stato di bisogno degli abitanti.
Nei villaggi dei tre distretti al momento, pur con notevoli difficoltà, solo COOPI e German Agro Action (una ONG tedesca) riescono ad avere accesso, dialogando anche con le forze ribelli.
Di seguito il racconto di una giornata di viaggio e mediazione di Roberto Goglio,a capo del progetto COOPI in Nord Darfur.
E’ difficile raccontare di questi nuovi luoghi e nuove genti.
Il lavoro con la sua veloce corsa asciuga i pensieri e le parole scorrono veloci come immagini dal finestrino di un treno.
Posti spalancati sul nulla dove la vastità del vuoto si apre come un ventaglio davanti agli occhi frustati dal sole.
Paesaggi lontani dove lontane sono le persone che li vivono.
Sono lontane da raggiungere, da capire, da ascoltare e a loro volta sono lontane da tutto, dall’acqua, dal cibo, dalla lingua dei loro lontani vicini. Uomini, donne e bambini sono l’ultimo avamposto dell’umanità; avamposto al di là del quale la vita, per come noi la concepiamo, non è più possibile.
Fuoristrada COOPI attraversa la regione del Nord Darfur per raggiungere le zone di intervento.
Di fronte al parabrezza dei nostri fuoristrada solo sabbia gialla e cielo blu per ore, a volte una donna ci osserva passare con la testa quasi completamente nascosta dalle pesanti fascine di paglia che trasporta. Si ferma per qualche istante, guardo ammirato i colori sgargianti dei suoi logori
ITALIA AIUTA subito attiva dopo il ciclone in Birmania
Milano, 6 maggio 2008 – Oltre 15.000 morti, 30.000 dispersi e centinaia di migliaia di persone senza riparo e senza acqua potabile: questi i disastrosi effetti del ciclone Nargis, che si è abbattuto tra sabato 3 e domenica 4 maggio sul Myanmar (ex Birmania).
Il Comitato ITALIA AIUTA si è immediatamente mobilitato per prestare un primo soccorso alle popolazioni colpite, distribuendo pastiglie disinfettanti per l’acqua, utensili, kit igienico-sanitari e allestimento di rifugi temporanei.
“La situazione nella capitale Yangon (ex Rangoon) è grave: mancano elettricità e acqua potabile, le linee telefoniche non funzionano, tutte le vie di comunicazione sono interrotte da tronchi e macerie” testimonia Silvia Facchinello, responsabile dei progetti Cesvi in ex-Birmania. E continua: “Il Sud del paese è stato duramente colpito. Nella zona di Laputta un villaggio è stato completamente spazzato via e circa 10.000 persone sono ferite, senza casa o scomparse.”
Le priorità sono la purificazione dell’acqua, che si sta rapidamente contaminando per la presenza di detriti e di animali morti, e il rifornimento di medicinali agli ospedali. “Dobbiamo intervenire subito: la popolazione birmana è già a rischio di epidemie e non possiamo aspettare che la situazione precipiti ulteriormente” dichiara Maurizio Carrara, presidente di ITALIA AIUTA.
ITALIA AIUTA sta fronteggiando la prima emergenza, ma ha bisogno di ulteriori fondi per poter continuare e ampliare l’intervento di soccorso ad altri settori.
Per sostenere ITALIA AIUTA nelle operazioni di soccorso alla popolazione birmana:
- sito www.italiaiuta.org tramite Pay Pal
- c/c bancario presso Banca popolare Etica (codice IBAN IT69 J050 1801 6000 0000 0513 200) intestato a ITALIA AIUTA, causale “SOS Birmania”
- c/c postale n. 61106415 intestato a ITALIA AIUTA, causale “SOS Birmania” —————————————————————— ITALIA AIUTA – Comitato Emergenze ONLUS, è un coordinamento formato dalle Organizzazioni Non Governative Cesvi, Cisp, Coopi, Cosv, Intersos e Movimondo, e dal settimanale VITA.
Nasce Fondazioni4Africa, un’iniziativa che vede impegnate per la prima volta insieme quattro fondazioni di origine bancaria: Compagnia di San Paolo, Fondazione Cariparma, Fondazione Cariplo e Fondazione Monte Paschi di Siena. Il progetto, presentato a Roma il 7 maggio, prevede due interventi nel Nord Uganda e nel Senegal, finanziati con le risorse messe a disposizione dalle quattro fondazioni: a budget 10,5 milioni di euro per i primi 3 anni. A operare direttamente sul campo saranno alcune organizzazioni italiane da sempre impegnate in iniziative a carattere umanitario e di cooperazione internazionale tra cui COOPI, unica ong fra quelle coinvolteche interverrà sia in Uganda che in Senegal per “Fondazioni4Africa”.
In Senegal le organizzazioni collaboreranno anche con alcune associazioni di migranti senegalesi in Italia.
Nel solco della propria missione filantropica, le Fondazioni hanno fatto da collettore, coinvolgendo numerosi enti e istituzioni, apportando però non solo le risorse economiche ma anche progettualità ed esperienze maturate in questi anni, e confermando così che oggi le Fondazioni di origine bancaria vivono una nuova era che le vede impegnate direttamente su importanti progetti propri, oltre la “vecchia” logica delle semplici erogazioni.
L’intervento nel Nord Uganda mira a sostenere il rientro degli sfollati dai campi IDP (Internally Displaced People: sfollati interni) ai villaggi d’origine o verso altri luoghi di insediamento, per promuovere lo sviluppo locale sostenibile e la pace nei distretti di Gulu, Amuru, Kitgum e Pader. Le organizzazioni operanti in Uganda
L’iniziativa in Senegal si propone invece di migliorare le condizioni economiche e sociali delle popolazioni che vivono in ambito rurale e peri-urbano in Senegal. La caratteristica peculiare dell’intervento è il coinvolgimento, fin dalle prime fasi di elaborazione e in tutti i settori d’intervento, di alcune associazioni di migranti senegalesi residenti in Italia. Le organizzazioni operanti in Senegal
Andrea Burelli, coordinatore dei progetti di COOPI in Ciad, negli uffici di COOPI Milano.
Abbiamo incontrato nella sede centrale di COOPI Milano Andrea Burelli, coordinatore dei progetti COOPI in Ciad.
Una lunga chiacchierata con Andrea ci riporta agli scontri del 2-3 febbraio scorso avvenuti nella capitale N’Djamena, fra ribelli provenienti dall’Est del Paese ed esercito ciadiano. Un tentativo – non riuscito – di rovesciare il governo del Presidente in carica Deby, che ha segnato profondamente la città.
Una delle principali strade di N’Djamena dopo il week-end di scontri del 2-3 febbraio. A destra un albero spezzato da un’esplosione; a sinistra una bandiera COOPI sventola dalla jeep del nostro staff (foto Andrea Burelli).
“Operativamente, l’ “état d’urgence” – “stato d’emergenza” – è rimasto in vigore fino a metà marzo: coprifuoco la sera, divieto di assembramenti, poteri speciali alle forze di polizia, censura degli organi d’informazione. Una volta esaurita l’emergenza in città, siamo comunque rimasti isolati telefonicamente con l’Est (dove COOPI assiste oltre 100.000 rifugiati e sfollati) fino alla fine del mese, per cui si comunicava solo tramite thuraya (cellulari satellitari)”, racconta Andrea
Ci mostra alcune fotografie scattate negli uffici COOPI ad N’Djamena (continua…)
COOPI - Cooperazione Internazionale è un'organizzazione non governativa italiana laica e indipendente fondata nel 1965. In più di 40 anni di lavoro abbiamo realizzato oltre 700 progetti di sviluppo e interventi di emergenza in 50 paesi nel Sud del mondo, coinvolgendo 50 mila operatori locali e assicurando un beneficio diretto a 60 milioni di persone.
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