1 dicembre 2009, Giornata Mondiale di Lotta all’AIDS.
In Sierra Leone gli operatori COOPI promuovono l’utilizzo del condom femminile durante (continua…)
In Sierra Leone gli operatori COOPI promuovono l’utilizzo del condom femminile durante (continua…)
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18 marzo 2009, EcoWordly, COOPI in Sierra LeoneAfrica, cercatori di diamanti passano dai carati alle carote
EcoWorldly – San Francisco, Stati Uniti.
Come afferma un educatore di COOPI, oggi l’80% dei giovani in Sierra Leone sceglierebbe probabilmente di lavorare (continua…)
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Nei giorni scorsi abbiamo ricevuto un video da una nostra donatrice per la bambina che sostiene a distanza in Sierra Leone.
Mi auguro davvero che i nostri operatori riescano a farlo a vedere a Mabinty nonostante a Yagala, dove la bambina vive, non ci siano computer e sia difficile ogni collegamento. In ogni caso mi preme soprattutto ringraziare di cuore la donatrice per il suo gesto che dimostra come il sostegno a distanza non sia solo un impegno verso un bambino ma anche un’esperienza molto coinvolgente e ricca di emozioni.
Diana Nahum
Ufficio Sostegno a Distanza COOPI
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“Nei giorni scorsi ho ricevuto un video girato in Sierra Leone che mi ha davvero commosso.
Desidero segnalarvelo per condividere con voi la gioia che mi sorprende quando vedo concretamente il frutto del lavoro di COOPI e… anche del mio lavoro.
Il video riporta immagini di quando sono stati consegnati i materiali scolastici ai bambini: libri, quaderni, uniformi che COOPI (continua…)
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E’ stata per me una grandissima soddisfazione vedere ieri la sala della Palazzina Liberty piena di gente venuta per una serata dedicata ai bambini del Sud del mondo.
Ci abbiamo messo tantissimo impegno, ci abbiamo creduto davvero molto: per i bambini lavoriamo tutti i giorni, siamo sempre a contatto con le loro storie, conosciamo bene le difficoltà in cui vivono.
Organizzare una serata per promuovere il sostegno a distanza era per me un’opportunità preziosissima per dare
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“Mi chiamo Abail, ho 13 anni”, comincia a raccontare Olivier Elout. “Due anni fa è successo che una famiglia italiana ha iniziato ad aiutarmi e così posso andare a scuola”. Gli fa eco Soledad, orfana sieropositiva di 13 anni, attraverso la voce di Milvys Lopez Homen: “Quando mamma è morta, papà non mi voleva vicino. Ora frequento le Hogar San Camilo dove ho incontrato dei grandi che mi aiutano”. (continua…)
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Il trio Minlan è un ensemble africana, diretta da Henri Olama, che si esibirà stasera a Milano alla “Notte delle Piccole Stelle”, evento speciale organizzato da COOPI e dedicato al Sostegno a distanza.
ecco un assaggio della loro performance dal vivo:
Vi aspettiamo stasera alla Palazzina Liberty di Milano!
Per maggiori info clicca qui.
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Nell’ambito dei progetti di sostegno a distanza in Peru’, Senegal, Sierra Leone, Uganda, Repubblica Centrafricana e Etiopia i nostri operatori sono costantemente a contatto con centinaia di bambini.
Tante sono le esperienze che hanno vissuto insieme a loro e molte anche le storie che hanno ascoltato.
Vogliamo riportarvi quella che Abail ha raccontato a Raffaele Z. (volontario in Repubblica Centrafricana). E’ solo una delle tante testimonianze che verranno lette in occasione de La Notte delle Piccole Stelle: una serata che abbiamo organizzato per giovedì 10 luglio alle 19.00 a Milano presso la Palazzina Liberty – Largo Marinai d’Italia.
Siete tutti invitati, venite con i vostri amici! Sarà l’occasione per conoscerci, riflettere insieme sulla condizione dei bambini del mondo, ascoltare brani di musica africana e assaporare cibi etnici per un viaggio con il gusto attraverso i paesi del mondo.
Mi chiamo Abail, ho 13 anni. Mio papà è morto e la mia mamma si è risposata con un altro uomo che pero’ non mi vuole bene e vorrebbe che io andassi a vivere con la famiglia di mio papà.
Due anni fa è successo che una famiglia italiana ha iniziato ad aiutarmi e così posso andare a scuola; mi piace studiare e lo faccio soprattutto perché voglio aiutare i miei fratelli, in particolare Bejamin che era piccolissimo quando papà è morto.
Voglio raccontarvi la storia del ragno e della tartaruga.
Un giorno la tartaruga trova del miele (continua…)
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Pubblichiamo di seguito l’intervista rilasciata ad Agimondo.it da Ian Clifton Everst, coordinatore dei programmi psico-sociali di COOPI a favore dei bambini ex combattenti.
Oltre a lavorare con COOPI, Ian insegna alla Guildhall University di Londra e ha un’esperienza decennale in tema di coinvolgimento dei minori nei conflitti armati, basato sullo studio di casi in Sierra Leone, Nord Uganda e Repubblica Democratica del Congo.
Per leggere l’intero servizio di Agimondo.org, dedicato a COOPI e ai suoi programmi per il reinserimento dei bambini ex-soldato in Rep. Dem. del Congo, clicca qui.
I problemi da affrontare sono molto diversi per i ragazzi e le ragazze. Coopi si è recentemente specializzata nel reinserimento di bambine coinvolte in conflitti. Molte di loro hanno problemi di salute, altre devono affrontare gravidanze indesiderate. Quello che ci impegniamo a fare, dopo le cure sanitarie, è sostenere con particolare attenzione il processo di reinserimento nella famiglia. Un percorso difficile e complesso, perché le ragazze che hanno subito violenze e quelle che tornano con una gravidanza o un figlio non sono più considerate come le altre. Una bambina abusata non ha più lo stesso ‘valore’ per la comunità e difficilmente potrà prendere marito e formare una famiglia. Questo ‘disonore’ è molto sentito in Nord Uganda e in Congo orientale, meno in Sierra Leone, dove comunque rappresenta sempre un grande problema.
Innanzitutto cerchiamo di rendere i bambini produttivi e quindi economicamente utili alle famiglie. Questo facilita l’accoglienza. Poi iniziamo un percorso di sensibilizzazione dei genitori, oltre che degli altri membri della comunità e del villaggio, cercando di spiegare che i ragazzi sono stati le prime vittime del dramma subito dalla comunità: razzie, aggressioni, stupri, omicidi. Inoltre, parliamo agli adulti delle sofferenze subite dai piccoli al fronte e dei diritti che sono stati loro negati e che tuttora posseggono.
Quasi tutti i ragazzi tendono a perdere il rispetto per l’autorità familiare. In teoria possono anche essere pericolosi, ma non conosciamo troppi casi in cui siano stati violenti con membri della propria famiglia. Anche se è capitato che un ragazzo se la sia presa con il nostro staff, ad esempio. Un serio problema rispetto al reale recupero dal trauma è rappresentato comunque dal fatto che
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Il 20 maggio 2008 è stato presentato a New York il nuovo Rapporto Globale sui bambini soldato, a cura della Coalizione Internazionale “Stop all’Uso dei Bambini Soldato!”.
Nel comunicato stampa (clicca qui per scaricarlo) lanciato oggi dalla Coalizione italiana, di cui COOPI fa parte, si rende noto che nonostante alcuni progressi compiuti dalla comunità internazionale per porre fine all’utilizzo dei bambini soldato, decine di migliaia di minori sono ancora impiegati in conflitti e restano esclusi dai programmi di disarmo e riabilitazione. E le bambine soldato sono le più penalizzate e invisibili.
Queste alcune delle conclusioni del Rapporto Globale sui Bambini Soldato (clicca qui per download), diffuso in Italia dalla Coalizione di cui fanno parte 10 associazioni: Alisei, Amnesty International-Sezione italiana, Cocis, Coopi, Focsiv, Intersos, Save the Children Italia, Telefono Azzurro, Terre des Hommes Italia e UNICEF Italia.
COOPI – Cooperazione Internazionale interviene concretamente a fianco dei bambini usciti da forze e gruppi armati e di bambine vittime di violenza sessuale in contesti di guerra.
Dopo una lunga esperienza in Sierra Leone (guarda il video) in cui COOPI ha avuto un ruolo leader nell’accompagnamento e inserimento di bambini soldati “demobilitati”, dal 2003 la nostra Associazione è intervenuta nell’est della Repubblica Democratica del Congo e nei distretti del Nord Uganda (guarda il video del sostegno a distanza, alcune foto e la testimonianza di Joyce) utilizzando le metodologie di lavoro già sperimentate con successo nel contesto sierraleonese.
Dal 2004 COOPI sostiene le attività di un centro di accoglienza e riabilitazione per ex bambini soldato e ragazze madri che si trova nella città di Pader, nel Nord Uganda, una delle aree più martoriate dalla guerra civile. Nel centro si offrono cure mediche, un’alimentazione adeguata e accompagnamento psico-sociale il cui obiettivo è affrontare la violenza subita e favorire l’inserimento famigliare e comunitario. Il numero di ex bambini soldato assistiti sta comunque diminuendo in rapporto all’evoluzione degli avvenimenti bellici.
Le prime due fasi di intervento di COOPI in RDC (Rep. Dem. del Congo) si sono basate invece sulla gestione di centri di transito (CTO) in cui veniva promosso un percorso socio-educativo e di re-integrazione comunitario e familiare dei ragazzi, gestiti prima direttamente e poi con l’ausilio di organizzazioni locali.
In partnership con UNICEF, sono stati aperti due CTO che hanno accolto un elevato numero di beneficiari: a Bunia 2.004 bambine vittime di violenze sessuale e a Kpandroma 1.694 minori (maschi e femmine).
In tempi più recenti la strategia si è orientata verso approcci fortemente radicati nei villaggi, sostituendo in parte i CTO con degli spazi comunitari che permettono una maggiore accettazione dei bambini, spesso discriminati e rifiutati a causa della loro esperienza forzata nei gruppi armati. Per colmare questa distanza sono stati inclusi nei programmi anche altri bambini vulnerabili della comunità, non associati in passato ai gruppi ribelli. Quest’approccio si è rilevato particolarmente favorevole per le bambine, che spesso non rientrano nei processi di de-mobilizzazione e “sfuggono” dunque ai programmi di inserimento.
Sempre in RDC è in corso un progetto in partnership con UNICEF nel dipartimento di Ituri che, basandosi sulle esperienze precedenti, ha come obiettivo l’assistenza e la reintegrazione di ex bambini soldato e di bambine vittime di violenza sessuale. Il programma coinvolge 3.600 bambini e bambine per facilitarne il reinserimento nelle famiglie e nei villaggi di appartenenza, migliorare l’assistenza psicologica, assicurare il ritorno a scuola del 30% dei beneficiari (circa 685 bambini) che partecipano alle attività dei centri e rafforzare le capacità delle strutture comunitarie e pubbliche che accompagnano il loro processo di reintegrazione.
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